“Quando non ci sono” Alfonzo Brezmes Einaudi Editore

 

“Siamo ancora vivi

Romantici vampiri, creature

Che portano sulla pelle, indelebile,

Il marchio della notte tatuata.”

La libertà di un verso che mostra e non mostra, fa intravedere un’immagine e lascia il dubbio che sia soltanto una chimera.

La parola si adatta, trova spazio nel campo sterminato della creatività, si diverte a lanciare messaggi in codice, inventa un tempo surreale.

Ed ecco che “la notte ha mani piccole

Come artigli di un animale furtivo

Che arriva con il morir della luce.”

Metafore che si intersecano tra loro producendo contrasti espressivi.

Il vuoto si fa spesso, entra dilagando “sulla sponda sinistra” dei sogni.

Finzioni che ricordano la poetica borghesiana, se ne discostano svelando una trama fitta di significati.

Leggere “Quando non ci sono”, pubblicato da Einaudi Editore, significa accettare la sfida di conoscere il paradosso dell’esistenza.

Vivere sbilanciati tra il qui e l’altrove, aspettare chi forse non arriverà mai, cercare nel buio una risposta, accordare le corde di una chitarra su note di una tradizione poetica intimista.

Ma attenzione, se il percorso può sembrare misterioso, c’è sempre una visione che si connette alla realtà.

La dimenticanza, il pudore, gli specchi, gli uomini lupo e poi la vita con il suo invito:

Fatti da parte

Adesso tocca a me scrivere.”

Il destino che incombe o qualcosa di più arcano che nasce con l’origine del Tempo?

E l’amore disperso “in motel da quattro soldi”, il mondo racchiuso in un fazzoletto, qualcosa che sfugge e qualcosa che si comprende.

Alfonzo Brezmes rappresenta il travestimento della scrittura, la capacità di metamorfosi che ogni frase può contenere.

Dritto e rovescio nella frenetica ricerca di una Verità che forse è irraggiungibile.

Paragonato a Rilke ne attraversa l’enigma ma riesce ad avere una voce unica nel panorama internazionale, perché sa mescolare antico e moderno.

Le sue poesie vanno ascoltate in religioso silenzio per poter percepire la musicalità e quel particolare modo di accostare i suoni del fonema.

“Non c’è nulla da temere;

I fantasmi non esistono,

Amore, perché noi

Siamo i fantasmi.”

Inquietante e bellissimo scarto finale e nella scena che dovrebbe chiudere appare un nuovo inizio, un invito ad immaginare ipotetici e differenti cammini.

Mi piace evocare una delle tante suggestioni:

“Parla, memoria, raccontami

Ancora una volta la mia vita e costruisci

Nell’arido terreno delle sue rovine

Il castello incantato che diventerà

La nuova casa delle tue apparizioni.”