@ALibri19 recensisce Mystic River Dennis Lehane Longanesi Editore

@ALibri19 recensisce Mystic River Dennis Lehane Longanesi Editore

 

“Dentro di me io lo so che ho contribuito alla sua morte…ma non so in quale modo.”

Nella periferia americana degli anni Settanta dove i ragazzi si ritrovano e trascorrono il loro tempo ancora per strada si consuma un evento che vedrà il suo epilogo tragico solo molti anni dopo.

Il Tempo allora diventa il contenitore emotivo dove far maturare vendetta e odio, rancori e commiserazione, legami e distacchi.
Mystic River di Dennis Lehane non si può definire neppure un noir vero e proprio perché l’ambientazione del quartiere periferico dove tutti conoscono tutti e tutti crescono insieme, generazione dopo generazione, sembra sovrastare la struttura narrativa e imporsi come unico elemento guida per il lettore.

In un contenitore sociale e collettivo che sembra sprangato al mondo esterno si consumano tragedie e drammi che il mondo al di fuori non può comprendere e che quindi non riesce neppure a giudicare tanto assurdo è il percorso che porta alla catastrofe.
Tutto parte un giorno del 1975 a East Buckingham, dove Sean, Jimmy e Dave stanno facendo a botte in mezzo alla strada. Qui vengono avvicinati da una macchina con a bordo due presunti agenti della polizia. Uno dei due uomini, dopo aver fatto una ramanzina ai tre, intima a uno di loro, Dave, di salire in macchina. Dave obbedisce ma da quel momento per quattro, terribili giorni, scompare e il suo sguardo colmo di terrore rimarrà impresso per sempre nella mente degli altri due.
Cosa è successo a Dave in quei terribili giorni che gli hanno cambiato la vita per sempre?
Venticinque anni dopo quel tremendo e disgraziato episodio sconvolgerà ancora la vita dei tre amici quando la figlia di Sean, Katie, verrà ritrovata brutalmente assassinata in un parco e un destino maledetto riunirà di nuovo i tre amici in un epilogo di vendetta e di morte.
Mystic River, il romanzo di Lehane e non il film di Clint Eastwood del 2003, affronta in maniera molto più lucida e tragica della pellicola la parte emotiva di una società americana spesso ignorata dai più: quella della periferia fatta essenzialmente da una classe operaia che sembra subire più di tutti le oscillazioni dell’economia e della crisi del lavoro e dell’occupazione.
Lontani, così, dai quartieri lussuosi abitati da signori che guadagnano cifre a sei zeri, i protagonisti di Lehane sembrano più vicini ai personaggi dei romanzi di Dickens, costantemente avvolti da un’aurea di sfortuna che prima o poi inevitabilmente finirà per fagocitarli.
Questo realismo rende il noir ancora più intenso e permette al lettore quello struggimento emotivo che gli fa apprezzare in egual modo la tensione del racconto e la psicologia di tutti i personaggi.
Buoni e cattivi in Mystic River sono costruiti, infatti, con la medesima cura e attenzione da parte dell’autore che più che descriverli li rende reali fino allo spasmo.
Lehane è considerato, con una bibliografia di tutto rispetto dove i lettori possono trovare titoli di successo come Shutter Island, uno dei maggiori autori di crime fiction.

Un genere che sembra vivere una seconda giovinezza soprattutto tra i lettori più giovani. E probabilmente a loro è dedicata la nuova pubblicazione di Mystic River edita da Longanesi e uscita lo scorso 20 febbraio nella nuova traduzione di uno dei thrilleristi italiani più bravi di questa generazione, Mirko Zilahy.
Insomma, un romanzo da avere assolutamente nella propria libreria.

@ALibri19 recensisce “I valori che contano” Diego De Silva Einaudi Editore

 

@ALibri19 recensisce “I valori che contano” Diego De Silva Einaudi Editore

Mi batterò in ogni corte dello stato! Perché posso spiegare tutto: la scala, i toast per due, la bionda in cucina!

Questo diceva Richard Sherman protagonista insieme a Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza celeberrima pellicola di Billy Wilder. E più o meno, con le giuste misure e fatte le dovute proporzioni, potrebbe essere una frase dell’avvocato Vincenzo Malinconico, il fortunato e amato personaggio nato dalla penna di Diego De Silva e che è appena tornato nel nuovo romanzo della serie a lui dedicata, con I valori che contano.

Chi ama De Silva e soprattutto l’avvocato Malinconico, non potrà che rimanere affascinato da questo libro che è probabilmente più riuscito della serie (e certo i precedenti erano del tutto pregevoli anche loro). Ma in questo ultimo lavoro è come se anche lo stesso protagonista fosse maturato e avesse preso coscienza e conoscenza dei suoi sentimenti, dei valori davvero importanti della vita, degli affetti più cari, compreso il meraviglioso felino Alfonso Gatto, che da solo merita un plauso speciale all’autore, il quale di meriti come autore ne ha anche molti altri ovviamente.

De Silva sforna un romanzo sentimentale dove le peripezie e la tensione descrittiva sono solo un bellissimo corollario a una trama tutta incentrata su principi, virtù, qualità e doti. Un racconto che pone l’accento su come si cambia quando si scopre di non essere più tanto in buona salute e nonostante tutto ci si sforzi di restare ottimista e nello stesso tempo disposto a tendere la mano agli altri.

Tutto inizia con una retata al quarto piano del palazzo dove abita l’avvocato Malinconico, solo di nome come i lettori più affezionati sanno e come i nuovi lettori scopriranno leggendo questo romanzo, quarto piano occupato da un bordello. Da qui scappa una ragazza in sola biancheria intima per sfuggire al carabiniere che cerca di fermarla e identificarla, e si va a rifugiare proprio nell’appartamento di Malinconico, che non solo la fa entrare nonostante la mise anticonvenzionale per una visita inaspettata, ma le copre anche le spalle con lo stesso carabiniere che bussa alla sua porta per cercarla e finisce pure per patrocinarla. Ma chi è questa ragazza e quanti guai si porta dietro?

Con i romanzi della serie dell’avvocato Vincenzo Malinconico l’autore ha letteralmente stregato il grande pubblico e nello stesso tempo ha cercato di raccontare le cose a cui lui teneva di più. In ogni romanzo c’è un focus su cui De Silva pone l’accento e su cui fa riflettere e meditare i lettori, un percorso sociale ed emozionale di cui lo strepitoso Malinconico ne è il vettore principale.

I valori che contano – avrei preferito non scoprirli segue assolutamente questo filone narrativo, ma anche con qualcosa in più, con una passione e una umanità che percorrono l’intera storia e rendono il romanzo il più bello e compiuto della serie.
Un libro che se finisse nelle mani di un regista come Billy Wilder sicuramente diventerebbe una commedia di successo come quella citata sopra.
Non si sa se questo accadrà. Ma sicuramente i lettori ne saranno deliziati dalla prima all’ultima pagina.

@ALibri19 recensisce “Una lettera per Sara” di Maurizio De Giovanni Rizzoli

 

@ALibri19 recensisce “Una lettera per Sara” di Maurizio De Giovanni Rizzoli

Il Destino ha la pessima abitudine di farsi largo al di là della volontà degli uomini, di scardinare porte chiuse, di scombinare percorsi pianificati, di annientare sogni e vite normali.
Romanzo del Destino è Una lettera per Sara, terzo capitolo che vede come protagonista il potentissimo personaggio femminile di Sara Morozzi, creato da Maurizio De Giovanni, e la cui bellezza poggia sull’equilibrio perfetto di tutte le sue debolezze e della sua indiscutibile forza di volontà e intuizione quasi sovrannaturale. Un destino che proprio in questo libro è il vero fil rouge dell’intera narrazione, sparso in mille frammenti tutti di forma e dimensioni diverse, e che il lettore vede riunirsi e ricomporsi sotto i propri occhi pagina dopo pagina, fino ad arrivare al senso compiuto di tutta la storia.
Anche il Dubbio, però, ha i suoi poteri e il suo fascino nascosto. Sa insinuarsi nelle certezze più granitiche, perforarle con pervicacia, minare emozioni ancestrali e sbriciolare sentimenti eterni. Sara lo apprende in questo percorso e lo impara sulla propria pelle.
Ma Una lettera per Sara parla anche di sensi di colpa, di cose che si sarebbero potute fare e non si sono fatte al momento giusto, o non si sono fatte per paura o peggio per pigrizia. Ogni personaggio di questo libro ha un ruolo. Non una parte come in una pellicola cinematografica o come al teatro, ma un ruolo vero e proprio, perché ognuno di loro ha come missione rendere la storia completa e compiuta.
Ha un ruolo di prim’ordine l’ispettore Davide Pardo, che una mattina al bancone bar che frequenta ogni giorno, si trova davanti il vicecommissario Angelo Fusco. Un uomo che il tempo e la vita hanno reso il fantasma di sé stesso. L’ex superiore di Davide sembra tornato dall’oltretomba perché deve chiedergli un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e lui deve ottenere un colloquio. In realtà la richiesta è complicata, il piacere richiesto prevede una procedura che potrebbe mettere Pardo in seria difficoltà, e quindi l’ispettore prende tempo, esita, ma il Destino lo punisce e l’errore si trasforma in una vera catastrofe.
E quando Pardo si rivolge a Sara per ovviare almeno in parte al disastro che si sta consumando sotto i suoi occhi, nella mente della donna scattano mille campanelli di allarme tutti insieme e in maniera fragorosa: chi è Antonino Lombardo, perché vuole incontrare Fusco, e perché proprio ora che sa che sta per morire?
Con il sesto senso proprio di essere speciale quale è, Sara intuisce immediatamente che sta per affacciarsi sull’abisso e sa anche che l’abisso le ricambierà lo sguardo.
Romanzo di Rivelazioni Una lettera per Sara dove le verità nascoste possono trasformarsi in uno tsunami esistenziale e demolire buona parte del futuro dopo avere spazzato via la torre eburnea delle certezze in cui ci si era barricati per continuare a combattere contro il dolore.
E infine romanzo Al Femminile, perché anche se è scritto da un uomo Una lettera per Sara affronta in maniera emozionante, lucida e precisa l’attualissimo tema del femminicidio e della condizione della donna.
Maurizio De Giovanni in questo romanzo si è superato sotto molti punti di vista. Ha reso più maturi e compiuti i suoi personaggi, ha affinato e modificato i rapporti tra loro, ha raccontato più storie in una sola narrazione e lo ha fatto con il talento con cui sa usare parole e stati d’animo.
Infine, una piccola curiosità: questo libro era già pronto per essere pubblicato a febbraio scorso, ma il lockdown ha impedito che arrivasse nelle librerie, e l’autore non ha voluto che i lettori lo trovassero solo sulle piattaforme di acquisti on line.
E questo si chiama rispetto. E di solito qualifica la linea sottile che separa i grandi da tutti gli altri.
Buona lettura.