“Meridian” Alice Walker SUR

 

“Meridian”, pubblicato da SUR e tradotto da Andreina Lombardi Bom, si differenzia dai romanzi di Alice Walker.

Seconda opera, in ordine di tempo, ha un taglio biografico e si percepisce il cammino verso una nuova identità percorso dalla scrittrice.

L’esperienza personale è tentativo di comprendersi e di accettarsi.

La struttura narrativa non segue una cronologia precisa, alterna presente e passato cogliendo il percorso intimo e frastagliato di una giovane nera.

La famiglia di origine e il bisogno di emanciparsi da radici oppressive portano ad uno stato altalenante di senso di colpa e bisogno di espiazione.

Figura dominante è quella della madre, dipinta nell’essenza più profonda.

Simbolicamente è la coscienza che richiama verso doveri che rientrano nel cerchio esistenziale del femminile.

La nostra protagonista, pur sentendo il peso di un’educazione bigotta, sta stretta dentro la morsa di una cultura che non sente più sua.

Primo atto di ribellione è il rifiuto della maternità che è affrontato con dolore lacerante.

Non c’è una scelta che non costi fatica, le scale da percorrere sono troppe e molto ripide.

L’opportunità di studiare, grazie ad una borsa di studio, è occasione per conoscere i fermenti libertari che aleggiano nel paese.

Aderire alla lotta dei neri significa tagliare i ponti con il prima.

Conoscere la violenza dei poliziotti, confrontarsi con idee di riscatto, intravedere finestre di luce.

La bellezza del testo è racchiusa nella crescita della consapevolezza, percorso lento che intacca anima e corpo.

Una lettura di grande attualità in un tempo in cui l’individualismo ci ha ridotti al silenzio.

Vedere cosa significa avere un progetto comune è una bella lezione.

Capire che per uscire da schemi stabiliti da altri bisogna trovare il proprio Io, anche a costo di perdere tutto.

C’è un altro scoglio da superare, forse il più difficile.

Quello che coinvolge i sentimenti e le passioni.

Pagine di forte denuncia di una mentalità maschile ancora troppo chiusa, incapace di accettare l’emancipazione femminile.

Truman diventa capro espiatorio di un rallentamento culturale e se si pensa che il libro fu pubblicato nel 1976 se ne intuisce la potenza libertaria.

Alice Walker non descrive un’ eroina, ma colei che ogni giorno si impegna accanto ai fragili, agli ultimi.

È fragile ma la sua fragilità è una forza perché la costringe a fare i conti con se stessa, ad interrogarsi, a provare ad instaurare relazioni.

L’amicizia è un tema controverso, sviluppato attraverso incontri e scontri, diversità e affinità.

Niente è scontato, risolto senza la riflessione.

Una scrittura che scivola nei fiumi impetuosi della Storia.

Quella che scriviamo ogni giorno, con fatica e determinazione.

“C’è acqua per noi al mondo

Portata dai nostri amici

Anche se la roccia della madre e di dio

Si sgretola in sabbia

E noi, cacciati e soli

Per guarire

E ri – costruire

Noi stessi.”

 

“La terza vita di Grange Copeland” Alice Walker SUR

“La terza vita di Grange Copeland”, pubblicato da SUR e tradotto da Andreina Lombardi Bom, è opera monumentale,  affresco dove la bellezza del testo stride con la cruda realtà.

Si resta abbagliati di fronte ad una scrittura che ha la potenza esplosiva della denuncia, la ricchezza nella descrizione dei paesaggi, la forza prorompente dell’analisi psicologica.

L’esordio narrativo di Alice Walker conferma le ineguagliabili doti, la maestria nel tenere insieme tre generazioni, la padronanza di un lessico elastico, fluido.

La capacità di mostrare con rigore intellettuale le crepe di una società abbrutita dalla prevaricazione e dal dominio dei bianchi è innovativa.

L’autrice non si ferma a denunciare il razzismo esasperante ma ha il coraggio di oltrepassare i limiti.

Vuole farci toccare con mano la radice dell’odio e della violenza, farci sentire l’olezzo della paura, far aderire alla nostra pelle il senso di sconfitta.

Impossibile stabilire quale sia la figura dominante e questa spettacolare rotazione sui personaggi rende la trama intrigante e carica di colpi di scena.

Assistiamo alla crescita di Brownfield, alla ferita aperta causata dalla fuga del padre.

E quel padre che è stato esempio negativo diventa una sfida, un tassello mancante.

Inventarsi un nuovo percorso è impossibile e la terribile macchia di Grange passa al figlio, trasformandolo in un uomo rabbioso.

A pagare il prezzo più alto sono le mogli, vittime inconsapevoli della furia maschile.

Margaret e Mem unite dalla sventura di essere catena debole di un ingranaggio che conosce solo la prevaricazione.

“Adesso Brownfield picchiava regolarmente la moglie non più adorabile, perché questo lo faceva sentire, per un attimo, bene.

Ogni sabato notte la picchiava, cercando di scaricare su di lei la colpa del proprio fallimento, stampandogliela sulla faccia.”

Sembra che non ci sia redenzione, nessun raggio di luce.

Ancora una volta l’autrice sa comporre nuovi e inaspettati sviluppi.

Con Ruth, nipote amata, Grange subisce un profondo cambiamento.

Una linfa vitale attraversa le pagine che si colorano come per magia di umanità.

Quell’umanità ambita, cercata disperatamente offre un riscatto.

Mi piace riportare una frase che va ricordata come ultimo, spettacolare messaggio.

“Se uno combatte con tutto quello che ha, non ha bisogno di essere amareggiato”

È possibile resistere alla sottomissione, è necessario trovare la forza di guardare negli occhi colui che si proclama nemico e regalare il sorriso della purezza e della libertà interiore.