“Amo la vita” Lorrie Moore La Nave di Teseo

 

Lorrie Moore riesce a mostrare l’angolo buio dell’esistenza.

Con una prosa fluida e senza intoppi metaletterari mette in scena il paradosso.

I racconti contenuti in “Amo la vita”, pubblicati da “La Nave di Teseo”, nella diversità della trama, sempre molto articolata, bucano la bolla dell’inquietudine.

La evidenziano con un sarcasmo gioioso.

Si assiste ad un crescendo ironico che nasconde una vena di amarezza.

“Si sceglie l’amore come un credo, una fede, un posto, una scatola sulle cui pareti il cuore possa bussare come un fantasma.”

Un sentimento sfuggente, quasi irraggiungibile.

Una contorsione affettiva che si sgonfia lentamente e nell’epilogo mostra non il fallimento ma la consapevolezza della fragilità.

Maria con i suoi ragazzi Numero Uno e Numero Due oscilla tra due emozioni contrastanti, certa che entrambe non riempiono il suo bisogno di progettualità.

Harry ossessionato dalla stesura di una commedia che è una rivincita all’incapacità di relazionarsi con gli altri.

“Cominciò a preferire le telefonate agli incontri di persona, ad apprezzare l’incorporeità, tanto da evitare sempre più spesso le occasioni mondane.”

Jane che si aggrappa alle piccole cose e costruisce uno scudo protettivo per salvarle dalle insidie del mondo.

Zoë lucida, tagliente, ribelle.

“Dovevi essere Heidi.

Heidi non si lamentava.”

Il libro mette in luce quel conformismo che impedisce di splendere.

Dilata le crepe della convivenza, esplora le insoddisfazioni.

“Si sentiva una persona a cui era affezionata, una vecchia amica futura di sè stessa, ancora inconsumata e da qualche parte all’orizzonte, come una luce che si muove.”

Il trionfo dell’Io che sa trovare sempre vie d’uscita anche se sembrano grottesche.

Sullo sfondo l’America provocaria e scostante, amante infedele, evanescente e invadente.

“Riconoscersi e tornare al dove cui appartieni.”

Imparare ad accettarsi e sorridere delle tante ossessioni che ci rendono unici.