“Ricordo di un’isola” Ana María Matute Fazi Editore

 

“Ma noi eravamo su un’altra isola.

E su quest’isola, a quanto pareva, eravamo come perduti, circondati dal terrore azzurro del mare e, soprattutto, dal silenzio.

Non passavano navi al largo delle nostre coste, non si vedeva nè si udiva nulla: nient’altro che il respiro del mare.”

La scrittura della spagnola Ana María Matute si sviluppa attraverso percezioni.

Immagini dai colori aggressivi, il rumore inquietante del vento, il profumo conturbante dei fiori, il ribollire delle acque.

C’è una materialità che è fisica, invadente, penetrante.

Si respira un’atmosfera di continua attesa mentre tutto appare fermo sulla linea di un ipotetico orizzonte.

La distanza con la terraferma fa presagire scenari difficili da decifrare.

“Ricordo di un’isola”, pubblicato da Fazi Editore, primo di una trilogia, tradotto da Maria Nicola, non delinea un genere narrativo.

Ha una struttura cangiante, molto malleabile.

A farci da guida è Matia, adolescente problematica, sempre in bilico tra la voglia di conoscere e la paura di scoprire verità inaccettabili.

Inseparabile compagno è il cugino Borja, figura complicata, certamente dominante.

Il dominio psicologico sarà una delle tracce da seguire.

“Borja aveva quindici anni e io quattordici, ed eravamo costretti a stare là.

Ci annoiavamo e ci esasperavamo in egual misura, nella calma oleosa, nell’ipocrita pace dell’isola.”

La figura della nonna è destabilizzante, anaffettiva, ossessionata da un odio inspiegabile.

Sullo sfondo la guerra civile e la difficoltà a comprendere da che parte stare.

Tra interrogativi e la tenacia nel non lasciarsi avvolgere dalla malinconia la nostra protagonista prova ad interpretare il suo tempo.

“La terra pareva dondolarsi dolcemente, serpeggiando verso la spiaggia come una corteccia in movimento.

Veniva quasi il mal di mare a guardarla.

Sembrava formare delle onde di un tono avana o grigio.

Più lontano, crescevano degli alberi di una nudità desolante.”

Lo straniante senso di abbandono al solitario e necessario cammino verso l’età adulta si trasforma in poetica dell’ascolto, in desiderio di entrare all’interno dei misteri.

Un incontro può incendiare il cuore ma forse è solo l’illusione che si traveste e danza cercando di irretire in un cerchio magico irreale.

L’autrice mostra un mondo carico di intrighi e menzogne.

Chi si salverà?

Un abbraccio suggella il patto di chi insieme ha affrontato gli spigoli e le crepe di un’infanzia piena di enigmi.