“Anatomia sensibile” Andrés Neuman SUR

“Dalla trincea che separa le battaglie del passato e la sopravvivenza del presente, rispondono le cicatrici”

Riscoprire il proprio corpo, imparare ad amarne le imperfezioni, a coglierne i messaggi.

Divertirsi ad esplorarlo, a cercare in ogni cellula un linguaggio intimo.

“Anatomia sensibile”, pubblicato da SUR e tradotto da Silvia Sichel, non è solo una mappa interattiva, una spericolata sperimentazione letteraria.

È la valorizzazione della percezione.

Diviso in capitoli brevi, piccoli intarsi dove poesia e prosa si rincorrono.

“Il dolore e il piacere sono profondità di superficie, immersioni nel regno dell’adesso.”

Le sensazioni estreme non si combattono ma sanno interagire grazie ad una dinamica che non è solo anatomica.

Le bestie mitologiche (Cefalea ed Emicrania) che assediano la testa, l’avanguardia artistica di capelli arruffati, la doppia personalità della gamba: descrizioni intense, divertenti, originali.

Ogni parte anatomica ha uno stile, un linguaggio, una movenza.

Ha desideri che spesso non sappiamo decifrare.

I piedi “adorano invadere territori”, il collo è “periscopio dell’io”, la schiena “intuisce e tace quasi tutto.”

Andrés Neuman è figlio di una cultura edonistica e a questa si ribella con una costruzione intelligente.

Nella sua scrittura si sente il vento forte della tradizione latinoamericana, le risonanze delle avanguardie culturali, il respiro di una poetica che si libera dagli schemi metrici.

Ha il coraggio di opporsi alla devastante idea di bellezza perfetta.

Introduce finalmente l’idea di un canone estetico dissacrante, provocatorio.

“La lingua batte il tempo e punteggia la nostra prosa.

Attende la venuta della frase successiva, sentinella nel silenzio, sotto il cielo del palato.”

Parla di sensualità e di piacere con leggerezza, di utopia e di realtà, di difetti e pregi.

Ricorda che ogni corpo ha dei bisogni, dei desideri da assecondare.

Da far leggere alle nuove generazioni nella certezza che troveranno modelli istruttivi per costruire la propria personalità.

 

“La vita alla finestra” Andrés Neuman Einaudi

 

“Ci sono solitudini che si rivelano all’improvviso, come un colpo alla nuca.

Pensi: sono solo. Non ora. Sempre. Solo.

Questa parola afonica, rotonda. Ci sono anche le solitudini lente, quelle che si formano con il tempo.

Ce ne sono altre che erano lí fin dall’inizio, quelle di cui siamo fatti.”

Lo schermo di un computer e la voglia di reinventarsi.

Raccontare con il ritmo sincopato di un’email i pensieri più intimi.

Fermare attraverso la scrittura il presente così ambiguo, caotico, complicato.

“Forse ti scrivo proprio per questo: per appropriarmi delle mie parole, perché tu me le ridia.”

Net è il paradigma irrisolto della nostra relazione con la rete, è il bisogno di mostrare quell’io che si teme.

Il sollievo di essere invisibili usando un inguaggio che forse scompare dopo il clic fatale.

“La vita alla finestra”, pubblicato da Einaudi, è lo sguardo disincantato e al contempo innocente.

È il quotidiano con i suoi lampi e i suoi intoppi.

Il silenzio di una città estranea, distante come un piccolo punto luminoso.

La rarefatta imperfezione del reale in bar che tramettono suoni distanti, voci di vite sprecate aspettando albe che non arriveranno.

Lo spaesamento di famiglie che non trovano più parole, la fragilità della figura maschile.

“Per noi maschi l’ultimo passo verso l’irrilevanza.”

Chi gioca a scacchi con il futuro e chi resta ai margini ad osservare?

Andrés Neuman è figlio del suo tempo, lo sa leggere e riscrivere seguendo la traccia di un’immaginazione disinvolta.

Si ha la sensazione di sbirciare in qualcosa di proibito, protetto da ingannevoli riverberi di luce.

Una scrittura che nel cercare le disarmonie sa restituire sentimenti veri.

Due piani che vanno insieme e ci si chiede quanto il virtuale abbia scalfito il nostro modo di stare con gli altri, di vivere un’amore, un’amicizia, un incontro casuale.

Quanto ci si può trincerare in un mondo alternativo e quando il gioco non regge più?

Un romanzo poetico, fortemente allusivo, pervaso da una lieve malinconia.

Bisogna fermarsi sullle frasi, rileggerle, gustarne la forma perfetta, immaginare di sostituirsi al protagonista e  imparare che nella vita ci sono equilibri instabili, altalene che portano in alto e cadute che bisogna accettare.