“Il grande me” Anna Giurickovic Dato Fazi Editore

 

“Io non posso vivere in questo momento, posso solo sospendere; ed è quello che sto facendo.

Organizzo il silenzio.

Dalla finestra non vedo nulla e nulla mi vede: la reciprocità del vuoto mi rende tranquilla.

Non sono in nessuna città, non mi trovo da nessuna parte

Non sto, non abito, non occupo spazio.”

Il tempo dell’attesa accanto a un padre divorato da una malattia che non perdona.

Riempire le ore inesorabili con le briciole del passato.

Dimenticare il rancore per le assenze di quell’uomo, ormai privo di forze.

Costruire un piccolo nido protettivo, offrire gesti e parole.

“Condividete le vostre ultime risa

Accarezzatevi

Toccatevi perchè non vi siete mai toccati

Allontanate la timidezza

L’imbarazzo c’entra poco con questi ultimi mesi

Questo periodo è la cerniera delle vostre vite

Apritela con delicatezza

Lasciate che i vostri lembi si separino.”

Contenere la figura paterna, trattenerla, accoglierla finalmente.

Dare voce alla purezza del sentimento, annullarsi per essere non figlia ma madre.

Anna Giurickovic Dato sa raccontare con pacata dolcezza quella fitta che ci ha trapassato.

La conosciamo e non siamo riusciti ad elaborarla, trasformarla in qualcosa che ci appartiene.

In “Il grande me” la sofferenza e la morte perdono le sembianze di spettri.

Sono nominate, esistono.

Entrano in ogni anfratto, sconfiggono la paura, diventano compagne.

Le pagine cariche di poesia e di tenerezza confortano, coccolano, aiutano a capire.

Se in “La figlia femmina” siamo rimasti sorpresi dal realismo a volte crudo dell’autrice, in questa nuova prova letteraria troviamo una nuova cifra stilistica.

La maturità di un linguaggio purificato circoscrive l’intimità della relazione, introduce elementi che, sotto forma di segreti, aprono un percorso più profondo.

Le macchie e le mancanze vanno esplorate pur continuando ad amare.