“Frieda” Annabel Abbs Einaudi Editore

 

Frieda è fiore che sboccia, luminosa stella costretta per troppo tempo nella prigione di un matrimonio spento.

Il marito ha spento quell’ardore seduttivo che la infiamma.

“Aveva cercato di discutere di Shakespeare, Stendhal e di tutti gli altri scrittori che aveva letto nelle serate solitarie.

Aveva cercato di comunicargli la passione per i personaggi, i loro sentimenti, i loro dilemmi.”

Un muro di affettuosa indifferenza che presto avrà una spiegazione.

Diventando madre ha dimenticato la passione.

La visita della sorella Nusch apre una finestra su un mondo nuovo.

Berlino è vita, incontri, cultura a differenza di Nittingham, sonnolenta città, vecchia signora con abiti mediocri.

Il libro pubblicato da Einaudi ci permettere di vivere il novecento e i suoi fermenti culturali.

È la sperimentazione delle teorie di Freud, la libertà sessuale e mentale.

Per la protagonista è un risveglio non privo di sofferenza.

“Ho paura di morire senza aver mai vissuto.”

Annabel Abbs ci regala una figura femminile complessa.

Vitale, capace di affrontare il dubbio, desiderosa di conoscenza.

“Avrebbe voluto strapparsi le forcine dai capelli e sentirli oscillare sciolti sulla schiena. Si sarebbe voluta strappare di dosso i vestiti, scalciare via le scarpe e correre lungo il canale.”

Quando l’amore per Lorenzo la fa bruciare non ha cedimenti, affronta a testa alta la sua scelta.

Sarà musa e compagnia di D.H. Lawrence, condividerà la difficile arte dello scrivere e sopporterà malumori, ma finalmente sarà donna nel pienezza del significato.

Un romanzo con risvolti psicologici, personaggi indimenticabili, paesaggi pieni di poesia.

E una risposta tra le righe alla domanda:

“Perché la vita di noi donne deve essere così difficile, così complicata?”