“Sempre soli con qualcuno” Annalisa De Simone Marsilio Editore

“Sono libera di lasciar perdere il romanzo con cui combatto da mesi senza trovare una via e di scrivere un nuovo libro, questo.

La mia storia.”

Andare a fondo e non fermarsi.

Lacerarsi per cercare il senso dell’amore.

Avere il coraggio di interrogarsi sul proprio matrimonio mettendo a nudo le fragilità.

Provare l’ebbrezza di un amore clandestino e a testa alta difendere il proprio diritto alla felicità.

Desiderare un figlio in maniera ancestrale senza negare la conflittualità di un sentimento tramandato da generazioni.

“Sempre soli con qualcuno”, pubblicato da Marsilio Editore, nella compattezza della trama, forza tanti luoghi comuni.

Racconta il dubbio di una donna, la voglia di inventarsi una seconda pelle, la ricerca di un proprio modello identitario.

La difficoltà nell’attraversare un bivio e la natura profonda della passione.

Qualcosa che nasce dai sensi, baypassa la ragione, decodifica le gestualità abusate.

Il marito e l’amante sono fuori dall’inquadratura principale anche quando sembrano protagonisti.

Diversi culturalmente ed intellettualmente stigmatizzano poli di una società che incasella e giudica.

Annalisa De Simone combatte questo stereotipo, evidenzia le affettività che annullano le divergenze.

Offre una dimensione aperta della femminilità, tutta da costruire forse.

Non importa se mancano tanti tasselli, quello che conta è lo spazio in cui ci si confronta con sé stessi.

La parola è fluida, a tratti pungente, sempre espressiva e comunicativa.

Non ci sono pause o dispersioni narrative anche quando emergono immagini del passato.

Un viaggio utile per segnare un primo passo verso un’emancipazione dolorosa e necessaria.

Una emancipazione che non prevede la fuga ma il cammino verso obiettivi che pian piano diventeranno più chiari.

Agenda Letteraria del 30 aprile 2020

 

 

 

“La prima volta che lessi Orgoglio e pregiudizio avevo quattordici anni. Trovai il libro in uno scaffale del salotto, a casa dei miei genitori, e devo averlo aperto in quella che ai tempi era la mia stanza. Una stanza che è stata smantellata dopo il terremoto e rimessa a nuovo.

Ora le pareti sono color crema, ci sono una scrivania e un armadio bianco, entrambi comprati da Ikea. All’epoca le mie ore le trascorrevo lì, fra i banchi del liceo oppure a danza.

Ma ovunque mi trovassi, sapevo che si trattava di sopportare ancora per qualche anno. Fino al diploma. Fino a quando, libera di andarmene dove mi pareva, avrei finito per vivere in un’altra città, più grande di L’Aquila e molto meno noiosa.

L’immaginazione mi proiettava in un futuro che speravo arrivasse in fretta, a calcare i palchi di un teatro in giro per il mondo.

Il senso d’onnipotenza aggiungeva alle grandiose soddisfazioni che avrei raggiunto come coreografa una certa maestosità anche in amore.

“Le amiche di Jane” Annalisa De Simone Marsilio