Incipit tratto da “Streghe fraterne” Antoine Volodine 66THAND2ND

 

 

“Mi chiamo Éliane Schubert.

Non conosco la mia data di nascita,

è una cosa che nessuno si è preoccupato di comunicarmi,

e dopo era troppo tardi per calcolare la mia età,

la questione mal posta, la risposta idiota,

il fatto di essere ancora in vita sufficiente, più di questo non chiedevamo,

e ciò che contava era aver resistito un certo numero di anni senza sprofondare nell’abominio o nella follia, o nelle due cose insieme.

Da piccola, dicevo a me stessa di avere dieci anni, me lo sono detta a lungo, e poi sono diventata una ragazza, lascio a voi il compito di immaginare una cifra congrua, tra i quindici e i vent’anni, cifra che in genere s’azzarda.

La storia è andata avanti così per un bel pezzo, poi gli uomini mi hanno dato trentacinque o trentotto anni.

Le donne non ipotizzavano nulla di preciso riguardo a me, dovevano trovarmi piuttosto vecchia, come loro.

Piuttosto vecchia e sciupata, ma abbastanza ben conservata se si pensa alle prove che impiegavamo l’intero nostro tempo a superare.

Alle date di nascita, agli anniversari di vita e di morte, non badavamo mai. Eravamo già contente così, di essere ancora vive.

Evitiamo considerazioni strappalacrime.

Faccia una sintesi, per cominciare. Qualche accenno alla sua infanzia.

Ho trascorso l’infanzia sulle strade, con una compagnia teatrale itinerante.