“La compagna Natalia” Antonia Spaliviero Sellerio Editore

 

“Vuol dire che siamo soli nell’Universo e quel che io provo chiudendo gli occhi e frugando in me stessa, altro non è….

Non è nient’altro che, come si dice?

….. Solo una banale emozione?

Ormoni e neuroni che lottano?

Davvero siamo solo chimica?”

Difficile crescere e dare un senso alle percezioni che trasformano il corpo.

Diventare adulti alla fine degli anni sessanta mentre la periferia torinese è una statica presenza, sorda ai richiami del cambiamento.

Porsi domande e sapere che la famiglia non è pronta a coniugare risposte.

Confrontarsi con una scuola tecnica distante dai bisogni più intimi dei suoi adolescenti.

Leggendo “La compagna Natalia”, pubblicato da Sellerio Editore, ci si chiede quali similitudini con il nostro presente.

Cambiano i tempi storici e politici, resta l’infinita solitudine di una generazione smarrita.

Nella scrittura piana di Antonia Spaliviero la semplicità delle frasi nasconde un percorso emotivo molto complesso.

La protagonista ha una purezza d’animo che viene frantumata da venti nuovi che arrivano dall’esterno.

Sarà la compagna di classe, Natalia, a scuotere la sua tranquillità e a costringerla ad interrogarsi.

La religione e il rapporto con Dio, la letteratura e la relazione con la storia, il comunismo ed il fascismo, l’amicizia non sempre facile, i primi turbamenti affettivi.

Una canzone e i miti che iniziano a sfaldarsi, Dio e Marx: categorie di alfabeti differenti che bisogna interpretare.

La scoperta della beat generation, Kerouac e la dissoluta visione del mondo, Dylan Thomas e Il piccolo Principe: la letteratura finalmente viva e palpitante, compagna di avventure mentali.

“Certi pensieri, per quanto si faccia, non hanno parole.

È il silenzio che contempla loro, e bisogna saper tacere.”

C’è il silenzio di sospensione quando il dolore strappa e lacera e devasta.

C’è il canto che vuole raccontare libertà e uguaglianza.

C’è la poesia del ricordo e la tenerezza dei primi baci.

La narrazione di una nuova era si intreccia alla compattezza di un viaggio verso quello che non c’è più.

“Mi piace e ci riesco: guardare gli adulti, e vedere i bambini che erano.

Alcuni adulti non perdono mai i tratti della loro infanzia, alcuni bambini non li hanno.”

Resta la dolcezza di una prosa che sa testimoniare l’energia vitale e la gioia di condividere emozioni.