“Canzonette stradaiole” Antonio Veneziani Hacca Editore

 

“Ti guardo.

Mi guardi.

Sanguiniamo un poco.

Un rapimento desiderato. Le parole

Si annegano nella fontana;

Ma le mani, le mani traducono

Le discrepanze e svelano un segreto.”

Antonio Veneziani narra gli argini slabbrati dell’esistenza, ne individua la cartografia, disegnando una geografia dell’anima dove ogni luogo è un’emozione.

L’ emozione è percepita, vissuta, scarnificata grazie ad una scrittura che graffia e penetra nelle sinapsi del lettore.

Una poesia versatile a più interpretazioni, una lingua che non segue canoni stilistici preconfezionati.

Il verso è libero, arioso, a volte pungente.

Roma è miniera di storie, di abbandoni, di “morti di fame d’amore.”

È notte dove esibirsi diventa gioco provocatorio, solitudine che cerca attenzione.

“Una fisarmonica recita

Al piatto mare

Un monologo di giovinezze ferite.”

Lo sguardo si ferma sugli ultimi, i delusi, i frastornati e una mano si tende mentre si impara ad ascoltare l’urlo rappreso dell’ultimo passante.

Quella generazione che forse ha perso tutto torna nelle pagine di “Canzonette stradaiole”, pubblicato da Hacca Edizioni.

“Raccatto parole”.

Il bisogno di ritornare al segno che si imprime sulle strade, che lascia messaggi da decifrare.

Passanti con il loro bagaglio di speranze tradite, una chitarra e il suono della pioggia.

Immagini mai sfocate dell’adesso che reclama il suo spazio.

Il prima è un rattoppo venuto male, pianto che diventa ghiaccio, voce che si disperde tra “le stelle sbrindellate.”

Quanta cura nella scelta dei fonemi!

Il linguaggio si fa semplice nella certezza che la letteratura sia patrimonio di tutti.

Ci si sente accolti, protetti, salvi, convinti che anche la tristezza si può condividere.

“A chi appartengono

le maschere che sbadigliano sulla soglia

degli scoramenti, piccolo acrobata?”

Ritrovare il proprio volto, il corpo, l’anima.

Spegnere l’arsura che satura il respiro.

Sentirsi assente in “un’eternità senza grinze.”

“Il problema non è la carezza non data o non avuta

Ma lo smarrimento che striscia sull’acqua.”

Mi piace riportare le parole del poeta:

“Sognate

Lottate e sognate

Vivete, vivete

Amate e sognate.”

Grandioso.

 

“Brown sugar” Antonio Veneziani Hacca Editore

 

“Rara, emaciata sera d’esilio, questa, che addensa sull’occhio le ferite della giovinezza”.

Nei versi che scorrono lasciando gocce di dolore, tra ferite e rimpianti, si scompongono immagini di ùna dipendenza che attrae ed impaurisce.

“Brown sugar” (Hacca) è la ripetizione di un flash, illusoria chimera di eternità.

“È un lessico di mani vogliose”, anima che brucia “in istanti incandescenti”.

Il linguaggio duro, incisivo circoscrive una confessione, forse la ricerca di assoluzione.

Il rosso domina come un invito a non cedere alla tentazione di arrendersi.

Antonio Veneziani trasforma l’amore in una esplorazione di abissi, una scrittura sul corpo, una passione che può lacerare.

Racconta la clandestinità di passioni proibite, cammina sul crinale di un precipizio dove “la speranza è un meccano inceppato”.

La città nella sua notte di peccato nasconde volti e voci.

Resta la poesia a urlare che “il mondo è un’enorme bugia.”