“Antropologia del turchese” Ellen Meloy BlackCoffee Edizioni

“Che cosa so?

Qual è il mio posto nell’universo?

Cosa mi serve per avere tutto?

Qual è il prezzo da pagare per abitare una determinata geografia, accorciare la distanza fra occhio e bellezza, trasformare il mondo visibile in istinto?”

“Antropologia del turchese”, pubblicato da BlackCoffee Edizioni, è esplorazione delle percezioni, rivisitazione delle emozioni che nascono spontanee.

L’osservazione di luoghi, oggetti, flora, fauna si dilata alla ricerca di una relazione intima.

“Le notti sono dirupi senza fondo di pura tenebra.”

I giorni si snocciolano cucendo insieme ricordi con l’obiettivo di identificare una mappa territoriale, un’appartenenza.

La terra è materia che contiene e svela, l’acqua è flusso di sfumature, l’ombra di un canyon restituisce la geometria del deserto.

L’interazione di luce, colore e mente creano illusioni ottiche che vanno interpretate.

Ellen Meloy conquista il lettore regalando lo stupore, l’attesa di una rivelazione, la trama che rilegge l’universo.

“Negli anni Cinquanta del 1800 una Yokut, forse la mia intrecciatrice, fece dono del cestino alla mia trisnonna materna.”

Offerta simbolica che nella memoria sublima l’esistenza di civiltà dimenticate.

Le pietre parlano, il deserto è “la quintessenza poetica dell’esperienza umana”, le leggende plasmano desideri.”

Il significato dei colori nella storia, la voglia di penetrarne i misteri.

“Da semplici schegge di roccia evochiamo simboli, proprietà mistiche e mirabolanti virtù.”

Oggetto come amuleto e trasfert del mito o forse semplicemente rassicurante vicinanza all’essenza delle cose.

Non mancano i viaggi avventurosi dove è sempre presente la meraviglia e il desiderio di sciogliersi nel paesaggio.

Essere parte di un universo che se ascoltato canta nenie antiche.

Ogni capitolo intreccia e contiene infinite storie in un’incessante bisogno di mostrare il percorso per raggiungere l’equilibrio dei sensi.

Da leggere come esercizio terapeutico per trovare “il regno regolato dall’istinto e dall’intuito.”

Forse riusciremo anche noi a correre verso terre così remote per sottrarci al mondo materiale.