“Cose che si portano in viaggio” Aroa Moreno Durán Guanda Editore

 

In Spagna “Cose che si portano in viaggio” ha vinto il prestigioso “Premio Ojo Crítico 2017”.

Definito il miglior romanzo dell’anno, celebra l’esordio narrativo di Aroa Moreno Durán.

Pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Roberta Bovaria, il testo racconta la ferita di un’Europa divisa.

La Seconda Guerra Mondiale ha lasciato una scia di rovine e macerie

“Il palazzo fuori era grigio. Tutti gli edifici erano grigi allora, scrostati, scheletri con indosso un vestito sporco”

Pochi tratti e il gelo che entra nelle ossa insieme all’odore forte di minestre povere ed ecco Berlino dell’Est.

1958: la piccola Katia impara cosa significhi essere esuli.

Parola proibita che scava sul volto dei genitori, fuggiti dalla Spagna, le rughe del rimpianto.

“Non si parlava mai dell’infelicità o dell’angoscia di nessuno.

Non si parlava del partito e delle persone che sorvegliava, delle norme, della gente che spariva.:

“L’altro lato” è l’impossibile meta, il proibito che può trasformarsi in chimera.

Sarà questa la spinta irrazionale che porterà la nostra protagonista ad attraversare clandestinamente il confine abbandonando gli affetti più cari?

Chi è veramente Johannes? Nel suo volto di ragazzo le tracce di un’altra vita possibile. L’Ovest e la normalità di esistenze che vogliono dimenticare.

“La memoria è la facoltà che permette di conservare e ricordare quel che accade nel passato.

Codificare, archiviare e ritrovare.

Si muove a livello incosciente, come una marea, portando alla luce della notte il fondo sabbioso sott’acqua.”

Si può provare a fugare i ricordi ma arrivano imperiosi insieme a troppi interrogativi.

Sentirsi traditrice e tradita in una terra che non ha le dimensioni per contenere la devastazione interiore.

La scrittrice alza lentamente il tono della narrazione.

Una graduale consapevolezza mentre cade quel Muro, testimone di tanto dolore, macchiato dal sangue di coloro che hanno avuto l’ardire di provare ad attraversarlo.

Una storia che restituisce la verità ad un’Europa che continua a proporre confini.

Un omaggio a chi è stato costretto a lasciare la sua terra.

Un invito a leggere il presente senza dimenticare il passato.