“Un uomo felice” Arto Paasilinna Iperborea

 

Se “L’anno della lepre” ha segnato un nuovo genere letterario dove umorismo e rispetto per la natura si fondono, “Un uomo felice”, sempre pubblicato da Iperborea, inizialmente lascia perplessi.

Siamo in un piccolo paese sperduto della Finlandia, famoso per un evento storico, un eccidio che ha deciso le sorti di vinti e vincitori.

A scombinare gli equilibri basati sulla prepotenza dei ricchi arriva l’ingegner Akseli Jaatiner, incaricato di costruire un nuovo ponte.

Sia nell’aspetto che nei modi non rispecchia il modello che dovrebbe rappresentare e fin da subito viene accolto con molta diffidenza.

Diverte il fatto che gli operai scelti per portare a termine la costruzione solidarizzano con il nostro protagonista, lo sentono vicino proprio perché rifugge dalle convenzioni.

Dopo aver subito non poche umiliazioni il professionista riesce ad elaborare la vendetta delle vendette.

Arto Paasilinna con questo romanzo mostra l’uomo comune capace di usare l’arguzia.

Una figura che non conosce la resa ma colpisce i suoi avversari con le armi di un raffinato cinismo.

Se è vero che la cifra ironica è una costante, altrettanto presente è un velo di malinconia.

E il ponte, il fiume con le acque minacciose amplificano la poetica del testo.

Possono essere interpretati come simbologie di un vuoto mentale e culturale.

Ancora una volta lo scrittore con intelligenza e maestria riesce a portare alla luce le ombre della sua Nazione.

Il sindaco, ill parroco, l’impiegato comunale: perfette marionette di un sistema che non accetta il cambiamento e non sopporta intrusi.

Questa mentalità chiusa e bigotta ci porta a pensare ad una globalizzazione della stupidità e dell’ignoranza.

Ci mancherà Arto Paasilinna perché ha il coraggio di non fermarsi all’apparenza.

Anche il titolo può essere letto come una provocazione.

Cosa significa essere felici e soprattutto come raggiungere la felicità?

Un miraggio?

Forse ma io suggerisco di leggere con calma il finale.

Si svelerà un ulteriore dinamismo intellettuale.