“La vita degli animali” Auđur Ava Ólafsdóttir Einaudi Editore

 

Auđur Ava Ólafsdóttir ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda e nei suoi libri ha saputo trasmettere l’amore per la bellezza.

Ha curato i paesaggi come fossero anime splendenti, è entrata nel cuore dei suoi personaggi mettendo a nudo i segreti più intimi.

Indimenticabile Lobbi in “Rosa Candida” e quel suo bisogno di cambiamento, un cammino che attraverso la purezza dei fiori lo porterà a scoprire se stesso.

Hekla in “Miss Islanda” segna una rottura con l’universo femminile chiuso all’interno del focolare e lotta per conquistarsi uno spazio culturale.

Di “Hotel silence” si potrebbe parlare per ore, ci ha commosso ed emozionato.

Ci ha fatto conoscere il rischio di vivere al bordo in un precipizio.

La nuova prova letteraria “La vita degli animali”, pubblicato da Einaudi e tradotto da Stefano Rosatti, concentra tutti gli elementi dei precedenti romanzi.

Ho la sensazione che l’autrice abbia voluto sviluppare in un unico libro tutti i finali delle sue storie.

C’è una maturità psicologica, un passo avanti nel percorso interiore.

Una generazione di donne ostetriche, ognuna con la sua personalità ma tutte alla ricerca della Luce.

A narrare è Dýja e nelle sue osservazioni, nella descrizione delle giornate, dell’attenzione per neonati e puerpere trasferisce il sapere ereditato.

È stata molto legata alla zia, figura dominante nella narrazione.

Positiva, rivoluzionaria per i suoi tempi, attenta alle problematiche ambientali e alla relazione tra uomo e animale.

Bellissime e intriganti le sue massime, di un’attualità sconvolgente.

Lettere, carteggi, articoli conservati con cura testimoniano un’esistenza spesa a servizio dell’umanità.

Cosa lega queste due creature?

Più ci addentriamo nella struttura narrativa più percepiamo il messaggio forte.

Il primo è legato alla memoria che non va dispersa, ma protetta dall’oblio.

Il secondo è l’attrazione per la Natura, il bisogno di salvaguardare il pianeta dalla distruzione.

“Tu domani affronterai gli abbandoni e i tormenti dell’amore e sentirai come un arbusto infuocato bruciarti nel petto e avrai difficoltà a deglutire.”

La poesia è costante in una forma letteraria che ha tratti del saggio e armonie futuriste.

Frammenti da ricomporre per riuscire a comprendere il mistero della nascita e della morte, giochi di specchi per affrontare il “viaggio verticale attraverso l’attimo.”

Il rapporto tra Dio e la casualità, la musica di Liszt, le aurore boreali, la sorella meteorologa, il dubbio, “l’arditezza e il coraggio”, la pozza nera del cielo e sempre la luce che non si spegnerà mai.

Meraviglioso invito ad avere “come unica certezza l’incertezza.”

“Io sto aspettando

Sotto un nuovo cielo

Sopra una nuova terra.”

Un inno di speranza da leggere assolutamente, ne abbiamo bisogno.