“Bandito” Selma Lagerlöf Iperborea

 

“Nessuno può sapere davvero quello che avviene nel segreto degli animi.”

Cosa è la colpa e chi ha il diritto di giudicare?

Esiste una coscienza collettiva del Male?

“Bandito”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Luca Tapparo, ci pone questi complessi interrogativi.

Si presume che Stev Elversson, durante una spedizione al Polo Nord, si sia cibato insieme ai compagni di carne umana per sopravvivere.

Il cannibalismo provoca disgusto e repulsione, è lo scandalo che non concede perdono.

Tutti, nessuno escluso, sono pronti a crocifiggere il protagonista, ad escluderlo dalla società civile.

Un processo senza appello, rigoroso, spaventoso perché non permette di conoscere i fatti.

Si resta storditi di fronte alle reazioni del giovane.

Mite accetta la condanna e nell’isolamento sente crescere il rimorso.

I suoi gesti sono pacati, la sua voce fievole mentre con le azioni cerca la redenzione.

Nel buio di questa implacabile sentenza una donna avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama.

Un’anima tormentata da qualcosa alla quale non sa dare nome, sperduta in una terra dove non si vede l’orizzonte.

E l’orizzonte è il simbolo di una libertà mentale e di giudizio, lo spartiacque tra ciò che si accetta e ciò che si sopporta.

Nel movimento centripeto della trama tante sono le sollecitazioni morali.

Il percorso proposto da Selma Lagerlöf, premio Nobel per la Letteratura, non è volutamente lineare.

Vuole mostrarci il confine tra sacro e profano, tra reale e surreale.

In questo gioco di contrasti il lettore ha il tempo di farsi una sua idea autonoma.

È come se l’autrice ci suggerisse di non cadere nella trappola delle suggestioni, di non farci schiavi dei pregiudizi.

Solo la conoscenza ci condurrà alla verità e quando la raggiungeremo avremo la certezza della pochezza dell’essere umano.

Colpisce la strategia letteraria della scrittrice quando introduce l’orrore della Guerra riportando il testo all’attualità del suo e del nostro tempo.

“La guerra è esecrabile e ripugnante.”

Si prospettano due scenari dove vita e morte si contendono il primato.

Quello che resta è la coerenza dell’esistere, le orme che si lasciano in questo mondo al rovescio.

Un romanzo forte che incanta per la bellezza degli scorci paesaggistici, per la qualità della parola e per i tanti messaggi che restano nel cuore.

Commovente e bellissima la postfazione di Chiara Valerio.

Fatevi un regalo, leggetelo.