“Baudelaire (e Flaubert)” Giovanni Raboni Einaudi Editore

 

“La carne si fa parola”, mai sottotitolo è stato così azzeccato.

Leggendo Baudelaire (e Flaubert)”, pubblicato da Einaudi Editore e curato da Patrizia Valduga, si percepisce la metamorfosi tra corpo e logos.

Un saggio sublime che entra nella esplorazione della poetica sviluppandone la modernità e la Bellezza.

La ricca biografia di Baudelaire non si ferma all’analisi delle vicende private, le analizza avvicinandole ai testi.

“Non invidio i poeti che si lasciano guidare unicamente dall’istinto; li ritengo incompleti…

È impossibile che un poeta non sia anche un critico.”

Per la prima volta viene affermata “la specificità della poesia”.

In “I fiori del male” il verso sa essere sensuale, voluttuoso, provocatorio e moderno.

Esprime un’avventura esistenziale dolorosa, lancinante, non attenuata dalla “beatitudine del nulla”.

È vissuto frastagliato da una realtà che nei bassifondi si insinua cercando quell’umanità dolente e poco rappresentata.

Giovanni Raboni nel ricostruire il percorso degli scritti, delle lettere, dei diari, trasla il senso del Verbo, lo rende vivo e moderno.

Scava nelle frasi e in questo lavoro di ricerca ci offre una visione dinamica e vivace di una delle personalità più controverse della letteratura internazionale.

“Baudelaire è il primo poeta che riesce ad essere moderno, non più dentro la realtà, o nelle pieghe di essa, bensì contro una realtà che vorrebbe, oggettivamente e ineluttabilmente, la sua scomparsa.”

La scelta di costruirsi una maschera diventando un eccentrico dandy, la descrizione dei luoghi come “oggetti da esorcizzare”, la polemica nei confronti di una borghesia che vira verso valori capitalistici, possono essere lette come strategie o come tragica distanza dal suo tempo.

Le lettere alla madre vengono commentate con la meraviglia dell’appassionato che sa emozionarsi condividendo emozioni.

Le dissonanze, l’amore per i gatti, l’alleanza “tra prosa e poesia”, la ricchezza del lessico e della sintassi: il nostro viaggio a tappe è una miniera di sorprese.

Le pagine dedicate a Flaubert sono sintesi perfetta della vera critica letteraria che non si ferma alla disamina del testo ma perlustra la psicologia dei personaggi, le simbologie e i fremiti emotivi.

Le conclusioni di Patrizia Valduga chiudono il cerchio magico e invitano a fermarsi su alcuni passaggi del saggio con la gioia di scoprire che è tempo di resistere “alle opprimenti Caterine come all’opprimente mondo borghese, e resistere alla grandezza di Hugo e di Balzac come all’incomprensione e all’ostilità dei mediocri.”