“Emersione” Benedetta Palmieri Nutrimenti

 

“Emersione”, pubblicato da Nutrimenti, è una lettera d’amore dove dolore e tenerezza si tengono per mano.

La voce impetuosa di una donna che ha perso il suo uomo per la seconda volta e non ci sarà un ritorno.

Un abbandono e la fine di una relazione.

Un suicidio senza spiegazioni e il silenzio fitto, spaventoso, inaccettabile.

I giorni passano cercando di capire chi era colui che le è stato accanto.

Uno stato di assoluta passività avvolge l’atmosfera, paralizza l’azione.

Bisogna aggrapparsi ai giorni felici, alle risate, agli abbracci, alla forza di un sentimento totale.

“Mi tenevi accanto, addosso, e mi cingevi la testa con le braccia e le mani, le costruivi un’armatura gentile, le creavi uno spazio di sopravvivenza, le regalavi la tua protezione stregata.”

Bisogna avere il coraggio di ammettere di non avere avuto il coraggio di trattenere il compagno, non aver voluto lottare per riaverlo.

Restano i rimpianti come spade che trafiggono il presente.

Benedetta Palmieri costruisce un monologo perfetto attraverso una scrittura che sa essere feroce e bellissima.

Alla protagonista regala la possibilità di raccontare ogni intimo spiraglio dell’anima.

E attraverso la memoria si costruisce una mappa affettiva dove i luoghi sono fondamentali.

La Sicilia con quella “vitalità carica di polvere e di morte”, “seducente di natura e di arte, mare e montagna, architettura, colori”.

Napoli “dove la felicità è uno scarto improvviso, un vuoto distratto nello spasmodico alternarsi di bruttezza e bellezza. Dove la morte è cosa viva, persino vitale, brulicante, bruciante.”

Il suono delle parole è fondamentale nel testo, stridente, dolcissima, radicale.

E la morte è presenza che bisogna decodificare.

Ci sono segni nelle notti troppo lunghe e caotiche di pensieri.

Ci sono immagini di liti futili e di distanze che si potevano accorciare.

E c’è la Storia che penetra e si fa testimone di altre perdite, di altre sconfitte.

E Stromboli e la Potenza della terra che si infuria e ruggisce.

E la rinascita lenta, le lunghe camminate ascoltando il richiamo delle strade.

Forse tornare a scrivere e magari riascoltare la propria risata.

Perché la vita è questa alternanza di disperazione e gioia e l’autrice è maestra nel lasciare aperta la finestra della speranza.