“Radici bionde” Bernardine Evaristo SUR

 

“Ogni cosa è soggetta a interpretazione: quale interpretazione prevalga in un determinato momento dipende dal potere e non dalla verità.”

Lapidaria ed essenziale come sempre la frase di Nietzsche scelta come esergo di “Radici bionde”, pubblicato da SUR e tradotto da Martina Testa.

Si può manipolare la “verità” e da cosa si è spinti?

Basta entrare nelle dinamiche narrative del romanzo per comprendere.

Un libro sorprendente con una trama fitta ed un costrutto perfetto dove fin dalle prime pagine si assiste al ribaltamento della realtà.

La mia impressione è che i tratti distopici si disperdano imponendo una visione contemporanea che ha solo cambiato colore.

Ed è questa l’idea geniale di Bernardine Evaristo: farci percepire come si vive dall’altra parte della barricata.

Lo fa con la grinta che la contraddistingue trasformando la scrittura in un manifesto liberatorio e libertario.

Sa per esperienza quanto l’occidente sia incapace di cogliere le diversità e le avversità della sua Africa.

Nata a Londra da madre inglese e padre nigeriano, può essere definita cittadina del mondo, aperta a più culture, curiosa esploratrice della condizione femminile.

È una donna la prescelta ad interpretare il ruolo principale.

Doris è “bianka” e nell’aggettivo usato c’è una forte enfasi emotiva che percorrerà ogni pagina.

È stata rapita dai “nehri” ed è costretta a subire le prevaricazioni dei suoi padroni.

“E così mi ritrovo qui, nel Regno Unito di Grande Ambossa, parte del continente dell’Aphrika. “

Se il lettore non ha idea di quali siano state e sono le implicazioni sociali e psicologiche della colonizzazione e dello schiavismo, deve approcciarsi alla lettura con spirito libero.

Perché libera è la parola della scrittrice.

Per libertà intendo anche la capacità di introdurre la suggestione di un viaggio immaginario.

La sua protagonista rivuole indietro la sua identità e lotterà con tutte le sue forze.

Mette in discussione un potere che è basato sulla forza, colpisce duro per spezzare le catene dell’oppressione.

Un’eroina forse, a me piace immaginarla compagna in questa importante rivoluzione culturale.

Il libro si divide in tre parti e pur non volendo anticipare sorprese devo avvisarvi che l’autrice segue una precisa strategia.

Le interessa scoprire le carte, mostrare il volto dei dominatori.

L’arma vincente è l’ironia, pungente e dissacratoria.

Sul tema razziale non mancano i testi ma questo libro ha il potere di farci fare i conti con noi stessi.

Quando arriveremo al finale ci sentiremo cambiati e con gioia entreremo nella “Terra della Libertà.”

“Ragazza, donna, altro” Bernardine Evaristo SUR

“Ha nostalgia di com’erano, quando stavano tutti scoprendo sé stessi senza avere idea di quanto sarebbero potuti cambiare negli anni a venire.”

Voci e volti e storie in una catena narrativa che ha un’origine ma non avrà mai fine perchè è antropogia dell’evoluzione.

È progresso culturale e sfida ad una società bigotta.

Libertà urlata o sussurrata, poco importa.

Scelta dolorosa di mettersi in gioco, di non tradire le proprie radici.

“Ragazza, donna, altro”, vincitore del “Man Booker Prize, pubblicato da SUR e tradotto da Martina Testa, stigmatizza il dualismo tra vivere e sopravvivere.

Le donne che si susseguono hanno forza e combattività, scatenano la loro personale rivoluzione culturale, rifiutano ruoli marginali.

Rovesciano le categorie mentali che nella civilissima Inghilterra continuano ad esistere e a creare confini invalicabili.

Difendono la loro appartenenza e il loro colore e in questa volontà forte c’è il riscatto delle generazioni che le hanno precedute.

Sono lesbiche e non se ne vergognano, tengono alto il vessillo di una libertà sessuale senza ipocrisie o sensi di colpa.

Bernardine Evaristo propone un testo teatrale dove non ci sono comparse.

Tutte le sue donne hanno il diritto di esibirsi nel palcoscenico della vita.

Hanno una carica vitale che le rende vive e mentre si legge si esce dalla finzione e si partecipa, entrando nella dinamica introspettiva dell’autrice.

Il suo obiettivo è coinvolgere e comunicare, creare una rete di resistenza, un ponte di solidarietà.

Dimostrare al mondo che bisogna ritagliarsi spazi, lottare per portare avanti le proprie idee.

Un romanzo che non da respiro, una corsa che non vede ostacoli.

Difficile definire e stabilire contorni ad un affresco che si arricchisce di tanti e diversi colori.

Riduttivo sintetizzare una trama che è un tappeto infinito.

Valorizzare un personaggio, delineare un profilo.

La forza del testo sta nel voler essere corale superando lo spezzettamento e la frammentazione contemporanee.

La scrittura è un esercizio di stile, in un intreccio di ritmi differenti.

I tempi storici sono costruiti in una successione che rispetta il soggetto rispetto all’evento.

I sentimenti sanno essere estremi e forse da questa esaltazione delle passioni si potrà ripartire cercando nuovi linguaggi in una società multietnica.

Affidatevi al racconto, lasciatevi pervadere dal testo, vivete la contaminazione intellettuale.

Liberate la mente e sarete figlie, madri, amiche, amanti.

Vi è concesso di assaporare l’aspro gusto della giovinezza e il tenero inganno dell’eternità.