“Bestiario” Pablo Neruda Guanda Editore

 

“In questo mondo che corre e tace

Voglio più comunicazione

Altri linguaggi, altri segni,

Voglio conoscere questo mondo.”

Parole che sentiamo nostre perché frantumano il silenzio raggelante di un tempo muto.

Dove non distinguiamo più la voce del singolo perché imprigionata dal confuso disordine di fonemi urlati.

“Bestiario”, pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Ilide Carmignani, è la nostra zattera.

Nella composizione del verso che sa creare ondulazioni linguistiche e stilistiche, nella ricchezza di un immaginario che sa improvvisare nuove sintonie, nell’equilibrismo sintattico è racchiusa la poetica del grande Pablo Neruda, che ancora una volta riesce a sorprenderci.

Un’elegia che sconfina nell’universo animale, un modulo narrativo dove non esistono barriere interpretative.

Una carrellata di esseri viventi descritti con l’ironia burlesca di chi conosce il paradosso.

Ed è proprio partendo dal paradosso che la scrittura riesce a proporci dimensioni alternative.

“Potessi parlare con gli uccelli,

con le ostriche e le lucertole,

con le volpi di Selva Oscura,

con gli esemplari pinguini,

se mi capissero le pecore,

i languidi cani lanosi,

i cavalli da carrozzella,

se discutessi con i gatti,

m’ascoltassero le galline.”

Molto metaforico il messaggio che traspare trasformando la poesia in una rilettura dell’umanità.

Troveremo prevaricatori, arroganti, prepotenti, mediocri e codardi.

Scopriremo la bellezza delle forme, la purezza di un canto, il dolore “nell’osteria glaciale della povertà.”

Incontreremo strade fangose, ogni passo sarà una sfida, ogni meta raggiunta un piccolo trionfo.

Sentiremo la pietà per la bestia imprigionata, proveremo “l’eccitante vuota solitudine in cui solo noi esistiamo.”

“L’acqua corre e canta.

Il cielo, sopra, è una corolla di calore.”

Vorremmo essere uccelli e provare l’ebbrezza del volo, assisteremo al mistero della nascita, migreremo in cerca di pace.

Forte è l’impronta politica nella denuncia dell’oppressione del popolo.

Frasi lapidarie, essenziali, pietre lanciate come missili a chi non vuole capire.

“L’uomo coi baffi

Con redingote o spada

Quello che uccise

In guerra

La paesana

Quello che con un solo

Obice sanguinario

Rase al suolo

Una scuola di ragazze

Quello che usurpò

Le terre

Degli indios.”

Le illustrazioni di Luis Scafati hanno colori che sfumano e si disperdono in forme allusive, diventano suggestione percettiva, amplificando la potenza di un testo educativo e provocatorio.