“I guardiani della memoria” Valentina Pisanty Bompiani

Valentina Pisanty, docente di semiologia presso l’università di Bergamo, studiosa del “negazionismo dell’Olocausto”, con “I guardiani della memoria”, pubblicato da Bompiani, aggiunge un tassello importante che completa il quadro delle precedenti pubblicazioni.

Già in “L’irritante questione delle camere a gas” cercava di indagare le cause di una memoria negata.

Leggere il nuovo saggio costringe ad una dolorosa meditazione sui tempi che stiamo vivendo.

Ci si chiede quali fratture si siano create tra identità e testimonianza e quali i responsabili.

“È forse superata, sicuramente è minoritaria, la credenza illuministica che il progresso umano passi attraverso l’esercizio della ragione (o quantomeno della ragionevolezza).”

L’autrice denuncia “un contesto di competizione sregolata che avvantaggia i prevaricatori più assertivi e spregiudicati”.

Interessante la decostruzione della retorica della commemorazione.

L’abuso di “per non dimenticare” e “mai più” non è stato accompagnato da adeguate politiche educative.

Certamente un’enfasi senza un vero costrutto storico non ha edificato una coscienza critica, ha lasciato che la banalizzazione invadesse le menti.

Il progressivo aumento di episodi di violenza razzista, la dicotomia tra “noi” e “loro” devono fare riflettere.

Tanti i nodi da sciogliere in un lessico certamente molto colto.

Si ha la sensazione che l’analisi sviluppata non sia sufficiente.

Come conciliare narrazione individuale e visione collettiva?

Ora tocca a noi agire e trarre le conclusioni.

La shoah è un trauma che va affrontato riconciliando esperienza personale e memoriale storico.

Forse bisognerà tornare ad essere comunità che insieme ricompone i frammenti lacerati della Storia senza trionfalismi e senza inutili sconforti.