“Boulder” Eva Baltasar Nottetempo

 

“Intossicata, provenivo dal nulla e anelavo territori ululati.”

Parola che arriva dalle profondità del mare e all’acqua ritorna.

Acqua che rigenera e allontana.

Spazi infiniti e luoghi inesplorati.

La geometria imperfetta del desiderio è voce femminile che cerca un approdo.

“Boulder”, pubblicato da Nottetempo Edizioni e tradotto da Amaranta Sbardella, è poetica straziante di un sentimento che non conosce limiti.

Due donne e il linguaggio segreto dei corpi nella voracità di un piacere non solo fisico.

Estasi dell’appartenenza, incontro tra simili, esplorazione mentale.

“La vita cresce senza travolgermi

Si concentra in ogni minuto

Implode

La tengo tra le mani.”

La bussola impazzita del tempo si frantuma nell’attimo fatale in cui si dissolvono le distanze fisiche.

I giorni sono nuvole leggere nel “magma instabile in cui fluttua il miracolo degli oceani e dei continenti.

Boulder e Samsa sono calchi di un impasto di passione, luce che accentua i ghirigori complessi della mente.

La poetessa e scrittrice Eva Baltasar ci conduce dove non c’è spazio per le paure.

Ci fa sentire la tenerezza di un abbraccio, il germoglio di un fiore senza peccato.

E quando la comunione è totale qualcosa spezza l’incantesimo.

“Il linguaggio è dappertutto, occupa le cellule più solitarie e le muove verso luoghi incomprensibili.

Ti incoraggia e ti fa ammalare, disorienta il tuo istinto animale, ti dá umanità.

Sentirti intensamente umana è l’emozione più accomodante, ma può essere anche la più tirannia.

Sei responsabile di ogni parola, non esistono espressioni innocenti.”

Di fronte ad una maternità condivisa il cerchio perfetto mostra le sue crepe, ingigantisce le diversità.

La figlia è carne che divide, frutto di una scelta unilaterale.

Il groviglio di emozioni si tinge di scuro, sommerge e porta alla deriva l’idea di famiglia.

Resta il mare, segno di una fuga.

Ci si chiede se l’autrice voglia spogliare di ogni sacralità l’esistenza.

Percorrere rotte “impossibili”, sciogliere gli arcani misteri dell’essere madre.

Portarci ad accettare quello spazio disabitato dove solo noi possiamo essere vigili custodi di una solitudine sconfinata.

Solitudine che non è resa né sconfitta.

È libertà di accettarci e accettare chi amiamo.