Agenda Letteraria del primo maggio 2020

“Un’altra volta, sempre a Torino, intravidi un anziano signore in uno dei corridoi tra gli stand. Lo riconobbi, lo raggiunsi, gli posi la stessa domanda. «Lei ha idea con chi sta parlando?» mi chiese l’anziano signore.

«Con Giulio Einaudi» risposi io. Stavo parlando a tu per tu con l’uomo con cui avevano discusso Cesare Pavese, Elio Vittorini, Italo Calvino.

Era come aver toccato il mantello degli dèi.

“Breve storia del mio silenzio”  Giuseppe Lupo Marsilio

“Breve storia del mio silenzio” Giuseppe Lupo Marsilio Editore

“Scrivere è come spostarsi sugli atlanti”

Giuseppe Lupo scava nella memoria, penetra nella storia d’Italia trasformandola in un magico intreccio di eventi e di cambiamenti.

“Breve storia del mio silenzio”, pubblcata da Marsilio, ha il sapore di un tempo passato, il colore acceso di una riflessione sulla parola.

Preziosa, necessaria, tempio sacro di un comunicare che è nutrimento, scambio, ricerca.

Narrato in prima persona il romanzo è un album di foto da sfogliare con rispetto perchè protagonista è l’Uomo.

Colui che pensa, impara, supera tempeste, si impaurisce, si interroga.

Lo scrittore da un’esperienza infantile sviluppa una trama che ci coinvolge tutti.

Un trauma che lo porterà al mutismo diventa il pretesto per indagare sul potere del silenzio, sulla difficoltà a superare l’abisso dove “le parole erano appese al filo che ci penzolava sopra.

“Parlare era come salire su una funivia agganciata a questo filo: ci si lascia andare nel vuoto e via con le lettere, una dietro l’altra.”

I genitori, entrambi insegnanti, sono icone di dedizione e passione.

“Fare scuola, per entrambi, era un modo per sostenere le impalcature del mondo”

Rappresentano quella fase storica in cui il libro entrava nelle case, era conoscenza, sapere.

“I libri li accarezzavo, osservavo le copertine, sfioravo i nomi degli autori e immaginavo dove vivessero, cosa facessero in quel momento, mentre io ero lì, ad ammirarli”

Un sentimento che il vero lettore prova, quella misteriosa alchimia che rende l’oggetto soggetto del desiderio.

Il boom economico, il divario tra Nord e Sud, il dibattito culturale, gli oggetti e i simboli degli anni 60 sfilano con quella grazia di chi ha cura del ricordo.

La Lucania, terra dimenticata, devastata dal terremoto, pronta a ricominciare, a mostrare che è tempo di raccontare.

E Milano con la sua bellezza velata di malinconia, luogo di un’infanzia ritrovata, esperienza di libertà.

Gli incontri che segnano il destino: Pavese, Pasolini, Biagi, Faulkner.

Voci e nomi ed emozioni che diventano nostri in un volticoso gioco di inversione di ruoli.

La scrittura ha il tono lieve di un canto arcaico, la carica vitale della speranza.

“I libri hanno bisogno di acqua per navigare”

Insieme all’autore “aspettiamo. E nell’attesa …transita la vita.”