“Dove sono?” Bruno Latour Einaudi Editore Stile Libero

 

“La nostra sventura sta nel fatto che siamo confinati, senza avere, in senso proprio una casa nostra.

Ma è appunto ciò che permette di sfuggire alle trappole identitarie.

Grazie al confinamento finalmente respiriamo!”

In tanti ci siamo chiesti se il forzato lockdown dovuto al Covid avrebbe provocato un cambiamento.

Lo spazio ristretto ci avrebbe fatto ripensare al nostro modo sconsiderato di rapportarci all’ambiente?

Avremmo superato l’asfittico convincimento di essere invincibili?

Avremmo rivisto in maniera critica il nostro approccio alla soggettività?

Bruno Latour,  “uno dei più importanti filosofi e intellettuali del pianeta”, indica più percorsi alternativi.

Lo fa invitandoci a ragionare in maniera critica, uscendo da individualismi sterili, abbandonando la visione di un universo che possiamo modellare e governare.

Il primo passo è complesso ma necessario.

Dovremo tentare di fare un doppio salto mortale.

Uscire dalle prigioni dei nostri corpi e subire una metamorfosi.

Viene evocata una delle figure maggiormente simboliche della letteratura mondiale.

“Al risveglio mi ritrovo a patire i tormenti del personaggio della Metamorfosi di Kafka che durante il sonno si è trasformato in un insetto.”

Lo spaesamento nel non riconoscersi e nel non essere riconosciuto: è quello che è capitato anche a noi.

“Come abituarsi?

Brancolando, come sempre.”

Mi piace molto l’interpretazione dell’autore che in questo improvviso cambiamento vede la nuova occasione.

Basta leggere il racconto di Kafka al contrario e imparare da Gregor a uscire dal confinamento mentale e psicologico.

“Dove sono”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Simona Mambrini, può essere letto come un saggio ambientalista.

Un ambientalismo che osserva e studia l’individuo politico e quello biologico, non si ferma a descrivere i danni causati dall’uomo.

Ne legge le motivazioni legate all’economia del consumo e alla politica delle barriere ideologiche, religiose e geografiche.

“Imparare a percorrere la zona critica non significa tornare indietro verso il quaggiù di un tempo né verso il mondo materiale da cui i Moderni volevano ricavare il massimo profitto, per poi disprezzarlo e fuggire altrove.”

“Non è più possibile fuggire” è una frase forte che bisogna pronunciare con convinzione.

Un testo illuminante che prevede soluzioni e non si chiude in visioni apocalittiche.

Forte è la speranza di “abitare quaggiù” in un’altra forma.

“Smetterla di avanzare verso l’infinito e imparare ad indietreggiare, a fare un passo di lato davanti al finito.

È un altro modo per emanciparsi.

Una forma di brancolamento.

Curiosamente, di ridiventare capaci di reagire.”

Una lezione di civiltà e di rinnovamento, ne abbiamo bisogno.