“Le cose di prima” Bruno Vieira Amaral Nutrimenti

 

Le cose di prima

“Quando, alla fine degli anni Novanta, voltai le spalle al quartiere Amélia, con i suoi stendini di gente malsana, l’incessante colonna sonora delle sue miserie, mai avrei detto che la vita mi avrebbe restituito al punto di partenza.”

Antieroe per eccellenza, il protagonista di “Le cose di prima”, pubblicato da Nutrimenti e tradotto da Giorgio De Marchis, sa di essere un perdente.

Tornare significa accettare la sconfitta, mostrare a tutti di aver fallito nel voler conquistare il suo pezzo di mondo.

L’ironia spiazzante e un pizzico di dissacrazione del modello di uomo invincibile rendono le pagine straordinariamente umane.

“Ci sono momenti in cui va tutto così male che l’idea che ci sia un mondo là sopra ci abbandona e la tristezza smette di essere un peso, come se le leggi universali venissero sospese, in attesa che la nostra vita si risolva, e solo a quel punto tornassero ad imporre la loro serena e insindacabile autorità.”

Il manifesto dell’uomo qualunque diventa voce di tutti gli sconfitti del mondo.

Non c’è enfasi nella scrittura che si presenta sciolta e logorroica.

Scarsa la punteggiatura mentre il testo tra riflessioni metafisiche e infinite avventure corre veloce.

Paragonato allo Spoon River europeo, il romanzo è epopea di un popolo che non è soffocato da confini geografici.

La periferia portoghese potrebbe collocarsi perfettamente in altre nazioni perché non è sottolineata una identità ma un modo di vivere.

I personaggi che fanno da corollario sono vividi, paladini di un presente stiracchiato dove ci si arrangia per sopravvivere.

La trama si tinge di giallo e la scomparsa di una compagna d’infanzia diventa pretesto per studiare con occhio critico una fase dell’esistenza.

Tanti fotogrammi si susseguono e si sovrappongono costruendo un nuovo modello di epica.

È questa la rivoluzione compiuta da Bruno Vieira Amaral: ideare un percorso narrativo reale dove le suggestioni immaginarie sono infinite.

Ci suggerisce che tutti hanno qualcosa da condividere e che la parola salva dal fallimento.

Vincitore del Premio Saramago l’autore sa intrattenere il lettore, tenere viva l’attenzione.

Sa divertire perchè modula con intelligenza il sarcasmo.

Incuriosisce grazie a piccole narrazioni che si inseriscono a sorpresa.

Un viaggio tra “uomini e donne senza nome, donne e uomini che vedo e dimentico, uomini e donne che sono la mia gente che ritorna dal passato.”