“Buio” Anna Kańtoch Carbonio Editore

“Adoro questa sensazione, questo calore, e la spensieratezza sospesa tra sonno e veglia.

L’irreale allora si fonde al possibile e a volte mi sembra che non esistano distanze tra essi, e che anch’io potrei essere felice.”

La protagonista di “Buio”, pubblicato da Carbonio Editore e tradotto da Francesco Annicchiarico, è anima combattuta tra presente e passato.

Prova a raccogliere immagini dell’infanzia ma si sgretolano e diventano pulviscolo.

Sa che un evento traumatico l’ha costretta tra le mura di un sanatorio di malati di nervi ma riesce solo a collocare nella mente un’estate afosa e una donna che potrebbe essere la sua sosia.

Il ritorno a casa del fratello dovrebbe aprire una breccia ai ricordi ma c’è qualcosa che le impedisce di entrare nel vortice confuso della memoria.

Ricorre la parola “Il mio segreto” ed è come un segno distintivo, una ferita da accettare, il prezzo da pagare per vivere nel normale contesto sociale.

Il tempo oscilla e mostra una clessidra bizzarra dove al posto della sabbia si addensano cerchi di luce.

Anna Kańtoch procede spedita negli spazi inquieti della mente.

Gioca con assonanze e metafore, passa dalla prima alla terza persona, inverte i ruoli dei personaggi.

Crea l’attesa e nel momento di sospensione dell’azione scenica introduce un dubbio.

Tutti nella famiglia del nostro personaggio rivelano atteggiamenti ambigui e su questa ambiguità si costruisce l’ipotesi di una colpa.

“Non riesco ancora a pensare a quel periodo senza che il cuore mi si riempia di nostalgia.”

Sentimento che attraversa le pagine, imprime il senso di immaterialità al quotidiano che sfuma indistinto nella rete di un prima tutto da decifrare.

Romanzo perfetto nelle dinamiche psicologiche sviluppate, ricco di suggestioni che ricordano la struttura del noir.

“Nel grigio della prima sera il bagliore di una candela appesa allunga solo le ombre.”

I contorni degli oggetti sono sbiaditi mentre la luce si insinua prepotente a rischiarare frammenti di qualcosa avvolta nell’oblio.

Sussurri che nascondono parole non dette, presenze che sembrano uscite da un racconto gotico.

L’accenno al teatro di Shakespeare è uno dei tanti indovinelli sparsi nel testo ed è importante collegare la magia dello spettacolo e dell’atmosfera dietro le quinte con la tensione che anima la narrazione.

Un invito a lasciarsi andare e a far svanire “Il confine tra possibile e impossibile.”

“Buio” Francesca Rigotti il Mulino

 

“Se la luce alimenta la ragione, il buio abita nelle regioni dell’immaginazione.

Quando la luce eccita il pensiero, il buio calma la mente ansiosa ed è fonte di idee irraggiungibili alla chiara luce del giorno.”

Francesca Rigotti in “Buio”, pubblicato nella Collana “Parole controtempo” da il Mulino, ci permette di vivere un’avventura di altissimo livello culturale.

Dimostra che l’assenza di luce ha una ricchezza concettuale che va rivalutata.

Ricorda che etimologicamente nero e bianco sono collegati al verbo germanico “splendere”.

Esplora l’Antico Testamento e ci commuove proponendo il brano della Genesi.

Fa accostare alle acque fertili del Nilo che “danno all’oscurità un valore benefico di fertilità.”

Da Nietzsche a Novalis siamo immersi in una dimensione poetica, mentre zampillanti fontane danno voce ai colori dell’animo.

Il valore salvifico del ritorno al grembo materno, la visione delle stelle leopardiane, “la conoscenza  quale divenire dello spirito” in Platone: ogni riferimento è accompagnato dalla citazione.

Si entra nel regno del sapere mentre si svelano tante metafore che circoscrivono il buio nel territorio della vergogna e del sotterfugio.

La cecità di Edipo e Tiresia vengono letti come espressioni metafiche.

“Scrivo mentre bruciano le foreste australiane e gli animali muoiono a milioni, arsi vivi, e mi chiedo quanto il surriscaldamento della Terra verrà ulteriormente incoraggiato dalla maniera irresponsabile e scellerata con la quale il capitalismo globale, l’irresponsabilità politica e la stupidità individuale trattano l’ambiente.

Senza capire che la luce di quei roghi è ancor più sinistra dell’oscurità causata dall’eruzione di due secoli fa; senza comprendere che troppo calore devasta, troppa luce acceca e genera mostri.”

Parole forti che trasformano il saggio in una forte denuncia.

Il testo è un prezioso compagno nei momenti in cui sentiamo il bisogno di cedere alle lusinghe di luci accecanti e false.