“Caldo” Victor Jestin Edizioni e/o

 

“Oscar è morto perché l’ho guardato morire senza muovere un dito.

È morto strangolato dalle corde di un’altalena, come i bambini nei fatti di cronaca. Oscar non era un bambino.

A diciassette anni non si muore così, senza farlo apposta. Ci si stringe il collo per provare qualcosa.

Forse stava cercando un nuovo modo di godere.

In fondo siamo tutti qui per godere.

Comunque sia non mi sono mosso.

Da lì è derivato tutto il resto.”

Un incipit conturbante, essenziale e tragico.

“Caldo”, pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Alberto Bracci Testasecca, ha la cadenza scalpitante dell’adolescenza.

Un campeggio e le musiche assordanti.

L’obbligo di divertirsi e il caldo feroce.

Il mare, insidioso nemico, raccoglie desideri tutti da decifrare.

Oscar sfida la vita per gioco o per paura nel silenzio di una notte acida di umori.

Léonard resta ad osservare, attratto da un gesto che potrebbe essere il suo.

Entra nel cerchio della morte, sceglie di esserne complice, nasconde il corpo del ragazzo.

In quel gesto inspiegabile, rabbioso c’è l’ansia e la disperazione.

La voglia di cancellare le tracce di un disagio generazionale e il terrore di lasciarsi andare agli istinti.

Victor Jestin è un giovanissimo scrittore francese che non ha timori a confrontarsi col suo tempo.

Ha una scrittura lucida, tagliente, attraversata da riverberi stranianti.

Costruisce un romanzo che ha parecchie prospettive.

L’attrazione sessuale, il bisogno di scoprire il corpo dell’altro sono urgenze che esplodono come razzi impazziti.

Emerge il senso di colpa che è sintomo di qualcosa di molto profondo.

Si può attraversare l’infanzia senza perdere parte di sè?

Osservare il mondo e sentirsi estranei, distanti e attratti da una finta messinscena che ci vuole felici a tutti i costi.

Una prova letteraria perfetta, curata nel linguaggio e nella trasposizione scenica delle emozioni.

Un viaggio tragico e al contempo catartico dove il tempo si ferma e dilata gli attimi.

Una scrittura lancinante, partecipata che fa incontrare solitudini e invita a “sbrigarsi ad essere felici.”