“Canoe” Maylis De Kerangal Feltrinelli Editore

 

“L’appartamento era invaso tuttavia da un silenzio spesso, carico della risonanza che prendono i luoghi familiari nelle ore vuote, quando sono deserti, privi di attività, simili a campi base abbandonati, in cui si ergono, a contemplarli lungamente, forme indecifrabili, rilievi sconosciuti, tracce bizzarre.”

Maylis De Kerangal riesce a spezzare il silenzio con quell’originalità che la contraddistingue.

I suoi romanzi, pur nella diversità delle trame, hanno come costante il bisogno urgente di restituire al mondo quello sta perdendo.

Simbolico, intenso e bellissimo “Riparare i viventi” rappresenta la sintesi della sua filosofia.

Anche “Corniche Kennedy” contiene una sfida ad andare oltre i limiti di ciò che siamo, la necessità di trovare un equilibrio.

Altro tema centrale è l’esaltazione dell’imperfezione.

Basti pensare ai protagonisti di “Un mondo a portata di mano.”

In “Canoe”, pubblicato da Feltrinelli Editore e tradotto da Maria Baiocchi, si concentra in maniera perfetta la poetica di una scrittrice che sa far vivere la letteratura.

Insisto sulla parola “poetica” perchè la nuova prova letteraria ha un lirismo toccante, carico di suggestioni.

Potrebbe essere una raccolta di racconti ma in realtà intorno ad una struttura portante si sviluppano percorsi che dopo giri vorticosi e capovolgimenti linguistici tornano al punto di partenza.

Una scrittura originale che rivoluziona la classica impostazione del romanzo contemporaneo.

Già il titolo ci trasmette un senso di leggerezza e di libertà.

Ci fa pensare al mare aperto o al sussurro di un fiume.

Ci invita a lasciarci cullare entrando nel sogno o in ciò che ci appare come visione.

I sensi sono all’erta, pronti a recepire la minima vibrazione.

E sono proprio le vibrazioni le protagoniste assolute.

I cambiamenti di tonalità, le asprezze e le dolcezze dei vocaboli, il rincorrersi dei verbi.

È il trionfo della parola che si fa voce.

E di voci ne ascolteremo tante, ognuna con un calore e un candore primordiale.

È come se dalla notte dei tempi si elevasse un canto che piano piano cresce di intensità.

Diventa collettivo, racconta ciò che sfugge, mima un sentimento.

Qual è il ruolo della scrittrice all’interno del testo?

“Sono diventata una che sta sempre all’erta, vulnerabile, precaria.”

È una condizione che conosciamo bene, ci appartiene.

Ecco perchè questa splendida prosa ci coinvolge tanto.

Siamo arrivati al capolinea e se vogliamo salvarci dobbiamo imparare ad ascoltare.

Da leggere con lo spirito del navigatore che vuole ritrovare la rotta.