“Cara catastrofe” Felicia Buonomo Miraggi Edizioni

“Dipingi la geografia del mio sentire.

Io credo solo agli incantesimi.”

Carnale, essenziale, infuocato.

“Cara catastrofe”, pubblicato da Miraggi Edizioni, è una raccolta poetica che trasforma la gestualità in metafora.

È la luce attenuata di un sorriso forzato, il suono dell’abissale distanza, il gusto forte della ricerca.

Ricerca di casa, luoghi, parole,  affannata e tumultuosa burrasca di sentimenti, tumulto dell’anima.

“Sarà lungo e prepotente

L’abbraccio che ti darò,

Quando ci rivedremo

Nella mia stanza

Di spine e petali rossi di te.”

Sangue che sgorga da spazi dove non è possibile replicare, dove le frasi sono ghiaccio che invade i labirinti del pensiero.

“Ho un peso sul cuore

Che scivola lento

Sulle tue lacrime celesti.

Mi offri in dono una favola

Ha la forma dei miei lividi.”

Un addio difficile da pronunciare, resa e abbandono mentre nel forgiarsi dei fonemi si accumula una nuova consapevolezza.

È come se la condizione di impotenza si impossessasse della scrittura rendendola resistente al dolore.

Treni senza meta, “mausoleo di traumi”, fatica nel cercare risposte trasparenti e vane.

Felicia Buonomo nel sottrarre il superfluo compone uno spazio fatto di piccole, essenziali verità.

Non c’è l’urlo della donna violata.

Non ci sono conquiste vendicative.

È la complicità di una colpa condivisa, quella di una relazione che trafigge.

Salire con le membra stanche, provare a stanare l’errore, inventare abbracci.

Misurata ma coinvolgente la poetessa si offre come un foglio da decifrare, come una foglia che vaga spinta dal vento.

“Dicono che tutto passa.

Io dico che tutto trapassa.”

Stanno per abbassarsi le luci sulle promesse non mantenute e forse è tempo di accettare l’assenza.