“Un bacio dietro al ginocchio” Carmen Totaro Einaudi Editore

Uno squarcio sulle ipocrisie dei sentimenti con una prosa accelerata, che snida senza pietà e con una lucidità tagliente le pulsioni nascoste, i pensieri irriverenti, l’incapacità di comprendersi.

“Un bacio dietro al ginocchio”, pubblicato da Einaudi Editore, raccoglie una frastagliata emotività, scompone l’esistenza di due donne, elaborando perimetri ideativi che trafiggono il lettore.

Ada, madre apprensiva, vissuta reprimendo la sua vera natura, vittima di una sottocultura che pretende la perfezione.

Sa nascondere bene le crepe di un matrimonio fallito, di un lavoro poco edificante.

Rifiuta i pensieri negativi ingigantendo i fantasmi di una depressione sempre in agguato.

Gli altri sono nemici pronti a giudicare, ad entrare con violenza nella sfera privata.

“Provò vergogna all’idea di richiamare l’attenzione su di sè, di gridare e svegliare tutto il cortile, proprio lei che non parlava mai ad alta voce, che si rifiutava di rispondere al telefono sui mezzi pubblici.”

Elisa è una figura complessa, ragazzina che si atteggia ad adulta, non sa essere figlia.

La sua fuga è inspiegabile insieme ai tanti tasselli che si aggiungono alla trama.

Sarà proprio la mamma ad indagare sull’esistenza della sua ragazza.

In un vortice narrativo che ha il sapore di un noir psicologico si scoprono troppe menzogne accumulate nel tempo come architettazioni diaboliche.

Cosa la spinge a fingere?

Quali traumi hanno infranto la sua purezza?

Carmen Totaro usa la scrittura con disinvoltura, maneggia le parole come fossero pietre di una cattedrale, incede sicura componendo uno sviluppo che sembra una tela ricamata.

Mostra gli strappi che può provocare il dolore, non espone maschere ma personaggi in carne ed ossa.

“Lei pure provava repulsione per se stessa e quello che era diventata, il desiderio di contrarsi come un feto, di svanire.”

Un libro onesto e libero da schemi con un forte pathos da leggere pensando che “dappertutto affioravano radici resistenti al vento, alla polvere, alla mano che avesse provato a tirarle via.”