“A me puoi dirlo” Catherine Lacey SUR

“È come se il tempo fosse altrove e quello che mi circonda non fosse il presente, bensì il futuro, un futuro possibile, mentre il presente è confinato in qualche posto che io non posso raggiungere per cui mi tocca vivere qui, in un futuro non meglio definito”.

“A me puoi dirlo”, pubblicato da SUR e tradotto da Teresa Ciuffoletti, è metafora perfetta dello spaesamento che accompagna la contemporaneità.

È la rotazione delle prospettive spaziali, il luogo in cui il corpo si inabissa ed emerge l’anima.

Ricerca di una memoria che si è confusa, increspata come un mare in tempesta.

È un nome proprio che ha perso significato, relegato in angolo buio dove non c’è spazio per la diversità.

La lingua come modalità espressiva è rauca, inopportuna, sovrastata dallo stridio insopportabile di suoni prepotenti.

È comunità che nella follia di perfezione mescola sacro e profano.

“Nessuno aveva motivo di cercare me, neppure per trovarmi. Una madre dovevo averla avuta, ma sapevo anche che non ce l’avevo.

Non ero nè figlio nè figlia di nessuno.

Che libertà e che condanna questa, non avere una casa a cui tornare”.

Panca, protagonista e voce narrante, è quel nessuno che nella storia della letteratura ha radici antiche.

Catherine Lacey  si appropria di un’icona e la modernizza.

Colloca il romanzo in un paese di provincia e con questa geniale strategia aggiunge mistero a mistero.

Gli attori del suo romanzo nel raccontarsi mostrano lacune e inciampi.

Rielaborando il passato provano a ricucire ferite.

Un’umanità varia appare e scompare, si racconta con l’ossessione di ribadire la propria esistenza.

Siamo avvolti da un’atmosfera nebulosa che non vorremmo abbandonare.

Il corpo è solo un inutile orpello, i concetti la negazione della razionalità.

“Un mondo dove le idee potevano contenere altre idee, dove i pensieri potevano vedere altri pensieri e la morte non poteva fine ai pensieri.”

Le domande esistenziali si inseguono e  nel finale ci si libera dalle sovrastrutture mentali, cadono le maschere, vengono sconfitte le ipocrisie mentre “sembra che il cielo sia azzurro e abbia una fine ma è solo un’impressione.”

 

 

 

 

Agenda Letteraria del 7 febbraio 2020

 

“Non possiamo vivere la vita degli altri, né possiamo vedere i ricordi o i sentimenti degli altri, per cui bisogna trovare dei metodi per condividerli.

Cosa c’è accanto a questo ricordo dentro di te?

Quali altri ricordi o sentimenti gli stanno vicino?”

 

Catherine Lacey “A me puoi dirlo” traduzione di Teresa Ciuffoletti SUR