“Venezia Il leone, la città e l’acqua” Cees Nooteboom Iperborea

 

“La città mi attirerà e mi respingerà, avrò indirizzi sempre diversi, continuerò a scriverne e a leggerne, la città diverrà parte della mia vita mentre io non sarò mai parte della sua, vagherò come un granello di polvere attraverso la sua storia, mi divorerà come ha sempre ingoiato gli amanti e gli ammiratori che nel corso dei secoli si sono prosternati ai suoi piedi come se impercettibilmente si fossero fatti di marmo.”

La metafora della scoperta di un luogo.

Il viaggio che attraversa i secoli riportando le voci di coloro che hanno calpestato il suolo di una città dai mille volti.

La spiritualità di una ricerca che ricompone la bellezza e il mistero.

“Vicoli ciechi, ponti che appaiono all’improvviso, angoli, case abbandonate, rumori di dubbia provenienza.”

Palazzi maestosi e ombre che avvolgono ogni cosa.

Immagini di uomini e donne che sembrano irreali, movenze armoniose in un teatro a cielo aperto.

Il tempo si ferma e concede alle lancette l’estasi dell’attimo fuggente, la meraviglia della Laguna immersa nella nebbia.

Un eccesso di felicità perchè tutto è immenso e plurale.

Il dondolio magnetico di una gondola, la lentezza e l’abbandono ad una rinnovata infanzia.

“Venezia Il leone, la città e l’acqua”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Fulvio Ferrari, è esplosione di emozioni, è arte che si inchina di fronte al visitatore, pronta a cedere il suo splendore.

È labirinto in cui perdersi felici, intreccio di possibilità, scorci suggestivi e la presenza incombente del pericolo.

L’acqua col suo doppio volto pronta a sommergere e divorare.

Ma la città resiste, “liquida, anfibia.”

Sulle tracce di poeti e scrittori, insieme immaginare di camminare come vecchi amici.

Fermarsi, riprendere fiato, mescolarsi alla gente comune.

Mai sentirsi turisti, essere parte di un tutto, percepire le vibrazioni che raccontano i secoli passati.

Cees Nooteboom è esploratore e poeta, cantore di un non tempo, giocoliere della parola.

“Questa città un libro che si volta da solo le pagine.”

Un’opera preziosa arricchita dalle suggestive fotografie di Simone Sassen, una guida appassionata.

Quando è tempo di ripartire sentiamo un’infinita nostalgia e la spossatezza di chi ha scalato le alte vette di una interazione culturale esaltante.

Resta lo sguardo attratto da una strana combinazione di elementi, una sovrapposizione scenica.

A voi il piacere di scoprirla.

Grazie all’editore e all’autore per averci permesso di conoscere “una forma tangibile di eternità.”

 

 

 

“Addio” Cees Nooteboom Iperborea

“Nessuno sarà più lo stesso

Nessuna apparizione

La ritirata dopo la sconfitta

Ma senza una meta.”

Lo spaesamento dopo una pandemia che ha inventato un presente sbilenco.

Le forme degli oggetti pur non essendo modificate mostrano “la grammatica dell’espropriazione.”

Cees Nooteboom racconta “un mondo che non era un mondo”, tra specchi e maschere di una spettrale realtà.

Continenti senza tempo, nuvole che contengono il mistero, promesse vane.

“Sento la musica ma non le parole

Movimento di danza

Senza lì nessuno.”

Un silenzio da spezzare con la forza della poesia.

Magma fantasioso di passato e presente oscillanti sull’asse instabile dell’imprevedibile.

“Addio”, pubblicato da Iperborea, contiene il nostro urlo rappreso, la ricerca di senso.

Siamo aironi solitari in volo verso lidi sconosciuti, viaggiatori senza illusioni.

“Non si può dare un nome a ognuna delle immagini

Ma per quanto ponga domande sulle forme,

All’ombra e su bocche quasi invisibili

Sulla minaccia di nomi e numeri

La risposta resta vuota.”

Ci si chiede insieme al poeta quanto sia utile interrogarsi.

È tempo di ricomporre le tante vite che ci appartengono, sottrarre il superfluo, ritrovare nomi e identità di chi ci circonda.

Non possiamo permettere che la nebbia faccia sparire i segni della nostra resistenza.

Destino e sorte si prendono gioco di noi, offrono visioni che alternano le percezioni.

Dobbiamo vedere, sopportare, arrivare ai confini del delirio, sentire “il malefico abbraccio, il bacio del tradimento calcolato.”

“Cosa volevi conservare?

Il suono di una voce

Il ricordo di una spalla

Di una mano

Il colore dei suoi occhi

L’odore di un corpo

Per sempre svanito?”

Verso dopo verso l’autore si mostra nella nudità emotiva di chi ha percorso troppe strade.

Gli resta il silenzio che è conforto, meditazione, preghiera laica.

E nella trasmutazione del sè in nessuno avviene il miracolo e il canto penetra la roccia erosa delle nostre anime.

Abbiamo una guida che ci farà uscire dal pantano delle nostre ossessioni e forse si potrà cominciare a ricostruire.

“533 Il libro dei giorni” Cees Nooteboom Iperborea

“533 Il libro dei giorni”, pubblicato da Iperborea, è viaggio nell’isola dove sai già che troverai tutto quello che cerchi.

Dario, annotazione di pensieri sparsi, riflessione filosofica, interazione con la natura ma anche critica letteraria e analisi politica: ancora una volta Cees Nooteboom si propone con quello spessore culturale che lo contraddistingue. Nella collezione di immagini ricorda “Il giorno dei morti” ma se ne distacca nella forma narrativa.

Abbandonando il genere romanzato, stigmatizza una scrittura più empatica, immediata.

Chi conosce “Lettere a Poseidon” percepirà il ritorno ad un dialogo con l’universo.

Un cactus, una palma non sono oggetti di studio, ma compagni di un poetico incontro.

“Restammo smarriti a guardarci l’uno di fronte all’altro” con quella complicità che è frutto di un amore viscerale e profondo con ogni forma vivente.

È nella ricerca della asimmetria, della imperfezione che “sta l’incanto”.

Lo scrittore riesce a farci sentire unità che si congiunge ad altre monadi.

Ambientato a Minorca, isola del vento, il testo restituisce il fascino di luoghi inesplorati dove è facile perdersi nei giochi surreali del pensiero.

” Dove ci troviamo quando altre persone sognano di noi?”

Dormendo si costruiscono nuovi scenari possibili? C’è una domanda che ci paralizza: è arrivata la fine del romanzo? Leggetelo e lo scoprirete.