“Chiamatemi Cassandra” Marcial Gala Sellerio Editore

 

“So che il destino di ognuno di noi è fissato nel cielo a caratteri indelebili e non c’è via di fuga”

Marcial Gala sa coniugare insieme le sue competenze di poeta, romanziere e architetto.

Nella struttura di “Chiamatemi Cassandra”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Giulia Zavagna, si contrappongono tempi e luoghi e stilemi differenti.

Una torre di Babele che vorrebbe innalzarsi fino al cielo ma la brutalità della realtà impedisce la salita.

C’è un’evidente riferimento alla tragedia greca già nel titolo, ma l’impianto è moderno e a tratti spietato.

Rauli non si riconosce in quel corpo che lo vorrebbe macho.

Vive a Cuba in una famiglia che ha fatto della menzogna il suo status.

Identificarsi nella profetessa significa inventare una storia che permette di fuggire dagli angusti territori del presente.

Immaginare di predire il futuro è ancora di salvezza, un modo per esorcizzare la morte, per mostrare la potenza della mente.

Richiamato alle armi si ritroverà in Angola dove subirà lo scherno dei compagni e le violenze del Capitano.

La sua omosessualità è schiavitù e libertà, segreto che si espande come macchia.

Trova conforto nella lettura che penetra e trasforma.

Consola e redime, offre spazi alternativi, improvvisa farse che hanno il sapore della verità.

Il romanzo ha toni strazianti e forti, parole che non fanno sconti.

È il corpo che diventa metafora di un errore, quello che gli altri considerano un errore.

In questa lotta senza tempo in uno spazio dilatato il mondo è solo parte infinitesima del sonno.

La musica fa da voce solista in una sala da ballo dove i colori si confondono e le identità non sono più prigioni.

“Aspetterò che l’universo, come un’anziana signora dal sonno agitato, si giri su se stesso e mi porti di nuovo nel ventre di Ecuba per rinascere così a Ilio, dai dodici cancelli.”

Rinascere in una forma nuova, sentire il cuore che anticipa l’eccitazione, avere una seconda possibilità.

E la guerra è la follia di un fucile che prende la mira, è lo scoppio e il frastuono, è il silenzio che segue ad ogni fine.

Diventare albero senza radici, essere figlia ed abbracciare il padre, ascoltare un bolero e correre verso le navi che promettono chimere.