“Appunti sul dolore” Chimamanda Ngozi Adichie Einaudi Editore

 

“Quella del dolore è una storia crudele.

Insegna quanto possa essere violento il lutto, quanta rabbia possa contenere.

Insegna quanto possano sembrare vuote le condoglianze.

Insegna quanto il dolore abbia a che fare con le parole, con il loro fallimento e con il nostro bisogno di trovarle.”

La scrittura di Chimamanda Ngozi Adichie è espressione di una implosione, il viaggio alla radice della sofferenza.

L’ elaborazione del lutto per la scomparsa del padre è lenta appropriazione di una realtà che non si può accettare.

Corpo e anima si incontrano nella lacerazione che ha frantumato il senso dell’esistere.

“Non posso riflettere, non oso approfondire, perchè ne uscirei sconfitta non solo dalla sofferenza, ma da un nichilismo travolgente, un meccanismo di azzeramento del senso, perché non c’è senso, perché niente ha senso.”

“Appunti sul dolore”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Susanna Basso, è confessione intima, ricerca di una lingua nuova che sappia contenere e proteggere, fermare in immagini il prima e il dopo.

“È possibile essere gelosi del proprio dolore?

Voglio che mi conosca, voglio conoscerlo a fondo.”

I ricordi si proiettano su lastre di ghiaccio, diventano esercizio di riappropriazione dell’infanzia.

Hanno il potere di far emergere tratti delle origini nigeriane.

Attraverso una contaminazione di culture la scrittrice trasforma e sublima la sua perdita.

Costruisce uno spazio in cui il lettore è coinvolto e non solo sul piano emotivo.

C’è un afflato che solo la buona letteratura sa regalare quando mette a nudo l’Io.

Un testo da assaporare a piccoli sorsi, cercando tra le pagine le parole che non abbiamo saputo pronunziare quando la morte è entrata prepotente nelle nostre vite.

Mi piace pensare che “la sofferenza è un monumento all’amore: solo chi prova dolore autentico può dire di avere amato davvero.”

 

 

Agenda Letteraria 22 gennaio 2020

 

“Sono cresciuta sotto regimi militari repressivi che non davano alcun valore all’istruzione, tanto che a volte i miei genitori non ricevevano lo stipendio.

Cosí, da bambina, ho visto la marmellata sparire dalla tavola della colazione, poi è scomparsa la margarina, poi il pane è diventato troppo caro, e poi il latte è stato razionato.

E soprattutto, le nostre vite sono state invase da una specie di normalizzata paura politica.

Tutte queste storie hanno fatto di me quella che sono. Ma insistere solo sulle storie negative significherebbe appiattire la mia esperienza, trascurando le molte altre storie che mi hanno formato.

L’unica storia crea stereotipi.”

 

Chimamanda Ngozi Adichie “Il pericolo di un’unica storia” Einaudi Editore