“Ciò che nel silenzio non tace” Martina Merletti Einaudi Editore

“Perchè aveva pensato che il silenzio fosse l’unico modo di sopravvivere?

Erano le domande, ora, a tenerla insieme.”

Martina Merletti compie un prodigio.

Ricostruisce una storia realmente accaduta ricamando una trama dove la finzione rispetta i tempi storici e geografici.

Affida il racconto ai suoi personaggi ed ognuno traccia un segno che ci condurrà al finale.

“Ciò che nel silenzio non tace”, pubblicato da Einaudi, si legge con il cuore in gola e con la certezza che bisognerà attraversare un passato doloroso.

Perchè rispolverare gli anni 40 segnati da bombardamenti,  arresti, violenze nel carcere femminile “Le Nuove”?

Cosa significa ricordare e quante colpe resteranno come marchio nei corpi di chi le ha commesse?

Aila cerca di comprendere quali segreti la madre le ha nascosto.

Inizia una ricerca frenetica, ha bisogno di sapere.

Si è aperto uno squarcio e si intravedono ombre che chiedono di essere riesumate.

La storia incede con il galoppo accelerato di chi sa che non può più fermarsi.

La strada è ripida perché si deve scavare a mani nude nel terreno franoso di una memoria che non vuole uscire allo scoperto.

“Le parole non possono esprimere chiaramente quello che noi abbiamo patito

Con il rifiuto di ricordare è quasi come se ci salvaguardassimo.

Perchè quell’equilibrio psichico che noi poco per volta, con grande fatica, siamo riuscite ad ottenere, si fa presto a perderlo di nuovo, ricordando.”

La scrittrice ha approfondito, si è documentata, ha compreso cosa significhi essere reduci.

Racconta la città e riesce a presentarcela come una bellissima cartolina color seppia.

Usa il dialetto con parsimonia con il gusto di regalarci una identità geografica.

I personaggi sono nitidi, carichi di un peso che è dovuto al modo di guardare la vita.

La scontrosa ritrosia di Teresa, la rabbia repressa di Fulvio, la dolcezza con retrogusto amaro di suor

Emma, il dolore muto di Giacomo: scorci di esistenze alle prese con la propria coscienza.

Il romanzo è riuscito perché è sentito, coinvolge e ricorda che tutti cerchiamo ciò che abbiamo perso.

Invita a rileggere con spirito critico l’esistenza di chi ci ha preceduto, interpretare i ricordi e sussurrare “Viva la libertà. Sempre.”