“Caduta dalle nuvole” Violaine Bérot Edizioni Clichy

Una cantilena di voci, acute, infastidite, preoccupate, sussurrate.

“Caduta dalle nuvole”, pubblicato da Edizioni Clichy, insegue filiformi parole, spezzando la meraviglia e lo stupore.

Cosa succede a Marion, “donna segreta, quasi selvaggia”?

“Volevo volare,

Lanciarmi dall’alto delle rocce

Lasciarmi strapazzare dalle raffiche.”

Il vento è quel figlio che non sa di portare con sè, è il risveglio dell’impossibile, il suono imponderabile del mistero.

“Avrei voluto saltare nel vuoto

Non sentire più niente”.

L’inaspettato è una promessa o un inciampo?

Si può leggere la natività in un modo alternativo?

Il dolore del parto è lo strappo che scinde corpo e amore, è ferita che si apre su fragili germogli di esistenza.

È inizio o è esplosione di un tutto?

Possibilità o negazione?

“Non ero più capace di far niente, alla deriva, del tutto alla deriva”

Lo smarrimento scuote l’aria, vibra in un cielo solo immaginato.

“Sognavo di raggiungere l’al di fuori del mondo.”

Voilaine Bérot racconta la maternità come prova che sconquassa, incerta assenza di istintività.

In un romanzo lirico, doloroso, rivelatore inventa una favola e restituisce a tutte le donne il diritto ad essere incredule, spaesate, spossate da ruoli obbligati.

C’è tempo per imparare ad essere madre, basta avere fiducia in se stessi.