“Storie di Natale” Luisa May Alcott Edizioni Clichy

“Storie di Natale”, pubblicato da Edizioni Clichy, ha il sapore di una la creatività che sa coniugare realtà e favola.

L’impianto narrativo non si limita all’invenzione di trame che contengono una luce magica e riportano agli anni dell’infanzia.

Nella scelta dei personaggi, nel dettaglio dei luoghi, nel tepore di una parola chiara e accogliente si concentra la grandezza di Luisa May Alcott.

I racconti inediti sono delle oasi dove il mondo acquista consistenza liquida e può essere manipolato, reinventato come fosse plastilina.

“Un sogno di Natale, e come si avverò”, partendo dal romanzo di Dickens, ha risvolti moderni e molto attuali.

Quella modernità che ci aveva affascinato in “Piccole donne” è carattere distintivo che rende il testo un prezioso compagno di avventura.

Riuscire a dimostrare il valore del Natale con tanta semplicità è un regalo ai lettori di tutte le età.

Si ha la sensazione di poter vivere la condivisione e la bontà e tutti gli stereotipi crollano mentre emerge solo la voce della coscienza.

Incontrare “lo spirito del Natale”, comprendere l’essenza di una festa che non ha la solita morale che appiattisce il cuore.

Entrare nel Paese delle Caramelle è esperienza divertente con un pizzico di dissacrazione del peccato di gola.

“Quello che sembrava neve sotto i suoi piedi era zucchero, i sassi erano barrette di cioccolato, i fiori erano di tutti i colori e gusti; e ogni genere di frutta cresceva su quegli alberi deliziosi.”

La meraviglia non basta a rendere felici e l’autrice introduce un elemento innovativo anticipando molte teorie psicoanalitiche.

La vecchiaia, la morte e l’immortalità non sono più concetti astratti ma assumono contorni precisi.

Rispecchiarsi in Jocko è come guardarsi allo specchio e scoprire quella parte di noi che nell’inquietudine cerca risposte.

Belle le filastrocche che sembrano esercizi di stile e di fonetica.

L’incontro con gli animali, la conoscenza intima della Natura,  la relazione che si costruisce lentamente.

Un libro bellissimo carico di poesia che aiuta a non dimenticare gli errori, a sorridere per  piccoli e grandi inciampi e a provare ad essere felici.

 

“Papà” Régis Jauffret Clichy Edizioni

Un documentario e una sequenza di sette secondi.

“Due uomini della Gestapo escono dal palazzo con un uomo in manette.

Lo trascinano fino ad una Citroën a trazione anteriore.

Al volante c’è un terzo uomo.

Con i loro vestiti ben tagliati e i loro cappelli impeccabili sembrano i personaggi di una fiction.

La scena è in controcampo.”

In quello scampolo di immagine Régis Jauffret riconosce il padre e sente l’urgenza di capire chi sia veramente la persona che lo ha messo al mondo.

“Papà”, pubblicato da Edizioni Clichy e tradotto da Tommaso Gurrieri, è un viaggio introspettivo di grande amore.

Scoperta di una sete che non può spegnersi se non si scava in profondità.

Risveglio del bambino che cerca l’origine.

Necessità di autoassoluzione per le parole non dette.

Voglia di ritrovare nel passato della famiglia tracce di sè.

Alfred, figura assente, chiuso in un silenzio siderale, costretto dalla sordità ad escludere gli altri.

Figura che ha lasciato briciole insignificanti come piccoli indizi per studiarne la personalità.

Il fidanzamento con la madre, l’unico viaggio in Italia in una Firenze che si cede spargendo bellezza.

Il quotidiano senza scosse e la rabbia per una distanza che non prevede domande.

“Non ha mai parlato dei suoi pensieri sui tempi passati ma solo dell’adesso e del domani.

E non ricordo di avergli sentito evocare ricordi.

Nessun aneddoto della scuola, degli scout, del militare.

E non sembrava avere alcun progetto né nutrire il desiderio che il suo futuro fosse diverso dal presente.

Una vita senza prospettiva, senza passato, rinchiusa nell’istante, in quella capsula.”

Due mondi con porte sbarrate descritti come un lungo, interminabile singhiozzo.

Non resta che far collimare insieme i pezzi e cercare il disegno d’insieme sapendo che bisogna far assopire l’immaginazione.

È tempo della Verità anche se dolorosa e poco edificante.

È l’ultimo atto di onestà che un figlio ha il dovere di onorare.

Mentre Marsiglia appare come “una città liquida, cangiante” il testo subisce un cambiamento emozionale.

La prosa si fa pungente, le parole arrivano martellanti.

Iniziano gli interrogativi e in ognuno ci sono implicite risposte.

Si accede alla necropoli del passato in punta di piedi con il cuore stretto in una morsa.

Si attraversano vicoli di un’infanzia che si credeva felice, ci si infligge la colpa di non aver fatto il primo passo.

E restano piccole schegge forse inventate che permettono di non affondare, di modificare il reale e di accogliere a braccia aperte anche solo l’ombra di un padre.

 

“Caduta dalle nuvole” Violaine Bérot Edizioni Clichy

Una cantilena di voci, acute, infastidite, preoccupate, sussurrate.

“Caduta dalle nuvole”, pubblicato da Edizioni Clichy, insegue filiformi parole, spezzando la meraviglia e lo stupore.

Cosa succede a Marion, “donna segreta, quasi selvaggia”?

“Volevo volare,

Lanciarmi dall’alto delle rocce

Lasciarmi strapazzare dalle raffiche.”

Il vento è quel figlio che non sa di portare con sè, è il risveglio dell’impossibile, il suono imponderabile del mistero.

“Avrei voluto saltare nel vuoto

Non sentire più niente”.

L’inaspettato è una promessa o un inciampo?

Si può leggere la natività in un modo alternativo?

Il dolore del parto è lo strappo che scinde corpo e amore, è ferita che si apre su fragili germogli di esistenza.

È inizio o è esplosione di un tutto?

Possibilità o negazione?

“Non ero più capace di far niente, alla deriva, del tutto alla deriva”

Lo smarrimento scuote l’aria, vibra in un cielo solo immaginato.

“Sognavo di raggiungere l’al di fuori del mondo.”

Voilaine Bérot racconta la maternità come prova che sconquassa, incerta assenza di istintività.

In un romanzo lirico, doloroso, rivelatore inventa una favola e restituisce a tutte le donne il diritto ad essere incredule, spaesate, spossate da ruoli obbligati.

C’è tempo per imparare ad essere madre, basta avere fiducia in se stessi.