“Come amare una figlia” Hila Blum Einaudi Editore Stile Libero

 

“Poichè osservavo mia figlia e la sua famiglia a loro insaputa, ero io in realtà a correre un rischio.

La loro vita senza veli splendeva pericolosamente sotto i miei occhi.”

Yoela vuole capire quando e perché il rapporto con la figlia si è frantumato.

Cosa è rimasto del tanto amore, dei giochi, degli abbracci?

Chi o che cosa le ha allontanate?

Un percorso all’indietro doloroso, incessante, senza pause.

La maternità e le paure, il buco nero di un vuoto che tenta di ripresentarsi.

La nascita di Leah è guarigione, terapia, sostegno.

E ogni gesto, ogni parola, ogni risata è conferma che si può ricominciare.

La sua bambina è il centro di gravità, la luce che si irradia sugli altri, la tenerezza per ogni progresso.

I primi amori, le amicizie e lo sguardo di madre mai distante.

Nessuno le ha insegnato a dosare i sentimenti, a farsi bastare anche il poco.

“Sapevo che l’amore materno poteva essere selvaggio e sfrenato, ma non capivo l’amore quotidiano.”

Vincitore del prestigioso premio “Sapir 2021” in Israele, in corso di traduzione in venti paesi, “Come amare una figlia”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Alessandra Shomroni, deve essere letto come lezione di vita.

Cammino da percorrere per interrogarsi sul ruolo di genitori e figli, per comprendere fino a che punto si può essere complici e quando bisogna educare.

Ogni pagina è un tassello di una storia intima, è analisi spietata di errori e colpe.

Sulla colpa si insiste molto con tenacia, con rabbia, con paura.

È come se l’autrice si concedesse delle pause necessarie per attraversare i fatti con lucidità.

In questi spazi di riflessione emergono altri personaggi che si agganciano alla trama e aggiungono pathos alla narrazione.

Nebulosa la relazione con il marito, a tratti limpida, a tratti macchiata dal non detto.

Attraversare il tempo, rivivere momenti, ricollocare le gestualità significa che a una madre non è consentita la resa.

E quella giovane donna che l’ha rinnegata, si è costruita una famiglia, vuole dimenticare il suo prima, va accolta.

Ma prima tutto deve tornare a galla anche ciò che fa male e ferisce.

Hila Blum è una scrittrice incredibile e non solo per la trama che fino alle utime righe tiene incollati al testo.

Sa scrivere, invertire il presente, ricomporre il passato.

Sa parlare della sofferenza interiore, del matrimonio nella sua più cruda dimensione, della mente che ha un suo linguaggio autonomo.

Riesce a regalare i disagi sopiti, l’incapacità di dire le parole giuste, la voglia di continuare a cercare il fuoco spento dell’amore.

Ha il coraggio di dire:

“Non capivo di che materiale fosse fatta mia figlia.

La amavo in maniera insopportabile,  forse impossibile.”