“Come governare il mondo” Tibor Fischer Marcos Y Marcos

 

“Mi rendo conto, con orrore, che sto perdendo la mia voglia di risse, di scarpate, di testate, di cazzo – ti – guardi?

L’ho già persa.

Vorrei soltanto che qualcuno mi coprisse di terra.

Soldi, piacere, successo: sono questi gli obiettivi della giovinezza; più avanti ti accontenti di un pò di serenità.”

 

Chi è veramente Baxter,  protagonista di “Come governare il mondo”, pubblicato da Marcos Y Marcos e tradotto da Marco Rossari?

È l’uomo dai mille volti e dalle infinite risorse.

Seguirlo significa perdere la strada maestra e imboccare sentieri che forse non portano da nessuna parte.

Non è importante l’arrivo ma la traiettoria che si attraversa.

Avventure strampalate, amicizie originali inseguendo l’ombra di qualcosa che sfugge.

Chi ha letto “La Gang del pensiero” sa che da Tibor Fischer ci si può aspettare di tutto.

Non conosce le mezze misure e il mondo che descrive sembra uscito da una favola grottesca dove ognuno recita a soggetto.

Se si va in profondità e si prova a cogliere il messaggio profondo si resta sorpresi.

L’autore ha il coraggio di togliere patine luccicanti alla quotidianità.

La mostra come una grottesca farsa.

La provocazione è continua, ossessiva, arricchita da un umorismo sagace.

“Londra è una città grigia, e tornare indietro da qualsiasi altro paese la rende ancora più grigia.

Se avesse un clima soleggiato sarebbe la città più bella del mondo, ma non ce l’ha.

Ha più nuvole di qualsiasi posto io abbia mai visto.

Il cielo è un grande coperchio grigio.”

Il clima è solo una delle tante metafore per raccontare una città che ha perso il suo baricentro.

Il riferimento alle scelte politiche dell’Inghilterra è molto presente ma sempre celato nel contesto.

Non è casuale che il protagonista sia un film -maker.

Emerge la necessità di confrontare realtà e finzione in un gioco intelligente di destrutturazione delle certezze.

Riuscire a sorridere delle proprie sfortune, affrontare le catastrofi personali e collettive come sfide è un invito a rimodulare la fiducia in sè stessi.

Una genialità scomoda per chi si è adattato e non sa più reagire.

Una scrittura che sa coniugare il sarcasmo a riflessioni molto intense.

Una cosa è certa: non ci si annoia.