@heavyrock70 (@libri_saggi) recensisce “Wild” Reinhold Messner Corbaccio

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In questi giorni è uscito un documentario, prodotto da ESPN, NBA e Netflix, che racconta la stagione 1997-98 di una delle squadre sportive più forti di sempre, i Chicago Bulls (per chi non fosse ferrato in materia, si parla di pallacanestro statunitense). In quella stagione i Bulls conseguirono il record di vittorie (72 partite su 82, playoff esclusi), oltre a vincere per la sesta volta, in otto anni, il titolo di campioni NBA. Era la squadra di Michael Jordan, forse lo sportivo più conosciuto di sempre.

Tuttavia, nonostante prestazioni clamorose nei primi anni di carriera, Jordan non era riuscito a trascinare i Bulls alla vittoria. Fu così che venne aggiunto Scottie Pippen, giocatore tuttofare e collante della squadra, il cui contributo fu senza dubbio fondamentale nelle vittorie degli anni successivi. Vi chiederete cosa c’entrino i Bulls di Jordan e Pippen con la nostra recensione. è presto detto.

Nel suo nuovo libro, Messner riprende una delle avventure più rocambolesche e straordinarie della storia delle esplorazioni, la spedizione dell’Endurance nel 1916. La storia è già stata raccontata in diverse opere. Partita con l’obiettivo di raggiungere il Polo Sud, l’impresa fallisce e si trasforma in una lotta per la sopravvivenza dopo che l’Endurance, rimasta incastrata tra i ghiacci, viene distrutta dalla pressione degli stessi. Per trarre in salvo i propri uomini, Ernst Shackleton, carismatico capo della spedizione, si imbarca su una delle scialuppe con cinque uomini per raggiungere, a millecinquecento chilometri, l’isola della Georgia del Sud e cercare soccorsi. Gli altri ventidue membri dell’equipaggio dovranno aspettare e sperare nel ritorno del loro capo.

Ed è qui che entra in scena lo “Scottie Pippen” della squadra, Frank Wild. Ed è proprio la sua storia che Messner decide di raccontare. Non quella della superstar, Shackleton, bensì del gregario di lusso che, nei quattro mesi che trascorsero tra la partenza e l’arrivo di Shackleton, contribuì a mantenere unita e compatta la squadra, a tenere il morale alto, ad impedire che l’irrazionalità prevalesse in un ambiente completamente deserto, ghiacciato, completamente buio nei mesi invernali. A fare in modo che ventidue uomini potessero convivere in rifugio d’emergenza, tra le fuliggine, il russare, la puzza, il freddo e l’umidità.

Lo scopo di “Wild” non è ristretto alla semplice narrazione, è più profondo. È un viaggio attraverso la volontà umana, l’istinto di sopravvivenza, ma soprattutto le modalità con cui costruire fiducia e credibilità, il ruolo fondamentale dell’empatia nelle relazioni interpersonali. In tempi in cui sembrano prevalere individualismo ed egoismo, in cui la competizione sfrenata premia esclusivamente i migliori, i numeri uno, “Wild” è un racconto che evidenzia la necessità di solidarietà e aiuto reciproco, ma anche l’importanza dei ‘secondi’, di coloro che svolgono ruoli essenziali pur senza finire nelle prime pagine o sotto i riflettori.

Una lezione che, portando il lettore ai confini estremi della natura umana, dovrebbe fungere da ispirazione nella vita quotidiana.