“Crepuscolo e altre storie” James Salter Guanda Editore

 

“Vide il mondo come se fosse la prima volta, marciapiedi e architettura, i nomi famosi da mille anni.

Gli sembrava che la vita decantasse, che lasciasse depositare i sedimenti.”

È questa la sensazione che si prova leggendo “Crepuscolo e altre storie”, pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Katia Bagnoli.

È il senso di indefinito, i contorni sfumati, l’aura di mistero, lo scarto tra ciò che è e ciò che si deve immaginare a rendere preziosi gli undici racconti.

È come se la realtà venisse trasfigurata e trasformata mentre la luce crepuscolare avvolge tutto.

Non solo quella paesaggistica, è uno stato perenne di sovraeccitazione dei sensi, uno squilibrio tra i fatti e i pensieri dei personaggi.

Il lettore è continuamente sollecitato e mentre sta seguendo una coppia in una giornata qualunque c’è un fermo immagine.

Un povero uccellino senza vita e la quotidianità scompare, restano le lacrime e la solitudine.

Una condizione esistenziale che si ripete nella giovane attrice, nella donna che guarda a ritroso nel tempo, nei giovani avvocati, nella governante.

Tutti cercano qualcosa e nel tentativo di trovarla perdono se stessi, si disorientano, camminano come ciechi tra oggetti sparsi come fossero segnali lanciati da un altrove.

Splendidi gli incipit che contengono l’attesa, una pausa prima di entrare nella dinamica narrativa e l’attenzione ai volti, ai corpi.

In questa accurata descrizione si rende vero ciò che non è, si materializza l’essenza della personalità.

Si può vagare inseguendo una voce, cercare di aggrapparsi ai ricordi, sfuggire alle brutture sorridendo a un bambino, lottare contro il tempo.

“Per un momento vide dentro di sè profondità sconosciute, sforgorava di immagini.”

Sono questi abissi che ci regala James Salter grazie ad una scrittura acrobatica, carica di tracce e di simbolismi.

Nella conflittualità con il proprio doppio emerge la sconfitta dell’essere umano.

La fragilità, la creatività negata, le insoddisfazioni familiari.

Come ci si salva?

Accettando e vivendo a piente quel “momento unico, che non si ripete più.

Un Maestro nell’arte dialettica, nella strutturazione della minuscola e irripetibile storia, nella parola che sa costruire castelli immaginari.

Difficile abbondonare il libro dopo averlo letto.

Entra nel sangue e fa sentire diversi.

Si sono affinate le percezioni e anche di questo gli siamo grati.