“L’uomo del porto” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

“La mattinata prometteva bene.

Il sole s’era appena affacciato all’orizzonte e la pietra lavica dei palazzi e delle strade di Catania iniziava ad assorbire il calore dei primi raggi.

Il profilo del Duomo si slanciava su un cielo limpido che più azzurro non poteva essere, e che contrastava con il grigio e bianco della cupola.”

Ogni romanzo di Cristina Cassar Scalia ci fa conoscere nuovi e poco noti angoli e scorci della città catanese.

Riesce a cogliere la luce di un crocevia, il mistero di una grotta sotterranea.

Passeggiamo rapiti da tanta bellezza e i noir si trasformano in viaggi nell’anima della metropoli.

“L’uomo del porto”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, ha un intreccio molto articolato e convincente.

Per scoprire l’omicida di Vincenzo La Barbera, stimato professore di filosofia, il vicequestore Vanina Guarrasi segue diverse piste.

Ogni ipotesi sembra portare alla conclusione del caso ma niente è mai come appare.

Troppi specchi che deviano la prospettiva e rendono ancora più intrigante la struttura narrativa.

Vanina è un personaggio che si ama subito non solo per le sue qualità di detective.

È una donna che sa tenere la bada i fantasmi del passato anche se fanno male.

Sa interrogarsi sull’amore e accetta la sfida del presente con piglio fiero.

Mi piace definirla una combattente che dal dolore ha saputo trarre energia e tenacia.

La scrittrice svela un aspetto della vita di molti magistrati e poliziotti costretti ad essere sotto scorta.

Il senso di impotenza, la costante tensione, la mancanza di autonomia nei movimenti.

Credo che abbia reso giustizia a tanti uomini dello Stato che purtroppo hanno pagato un prezzo troppo alto.

Bellissimo il riferimento agli anni 70 quando l’eroina ha lastricato di morti il nostro Paese.

Si potrebbe scrivere per ore sui pregi del romanzo perchè infinite sono le osservazione su una società egoista e narcisista.

Che dire dei personaggi? Splendidi esempi di un’umanità che conosce ombre e luci.

La leggerezza nell’uso del dialetto è un ulteriore pregio e un regalo alla migliore tradizione letteraria siciliana.

Da leggere per imparare che ci si può spendere per gli altri in nome della gratuità.

 

“La salita dei saponari” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

La sicilianità di Cristina Cassar Scalia esplode nelle modulazioni del linguaggio che nelle espressioni dialettali mostra una cifra personale.

La scrittrice nel deliniare i personaggi, nel sottolineare le inflessioni linguistiche, nel raccontare Catania, ha una voce unica, diretta, originale.

Il vicequestore Vanina Guarrasi aveva conquistato i lettori in “Sabbia nera” e “La logica della lampara”.

Un amore complicato e grande entusiasmo per il lavoro.

Due città che nella loro diversità rappresentano le dicotomie della protagonista.

In “La salita dei saponari”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, c’è una maggiore introspezione.

È come se finalmente il passato trovi il suo spazio, non anneghi nel rimpianto.

Chi è il  morto ammazzato in aeroporto?

Cosa si nasconde dietro i tanti misteri che avvolgono la sua esistenza?

Che legami ci sono con la donna trovata in un pozzo a Taormina?

Nella triangolazione degli omicidi la logica è sempre presente, costante e necessaria strategia per non confondere il lettore.

Ipotesi da sviluppare con pazienza senza lasciarsi influenzare da quelle che sembrano evidenze.

La trama si evolve seguendo un percorso analitico impeccabile tra nuove piste e innumerevoli colpi di scena.

Il costrutto ha un impianto scenico che fa pensare ad una serie televisiva, nella scelta delle inquadrature, nel graduale cambiamento di prospettiva.

Non mancano gli intrighi internazionali ma è un altro l’obiettivo del testo.

Si può cambiare identità e perché?

Quanto siamo vulnerabili quando ci sentiamo oppressi in panni che non accettiamo?

La vera anima siciliana si svela nel finale…

Una scrittrice che conosce la sua terra e con sottile ironia riesce a smontarne le contraddizioni.