“La carrozza della Santa” Cristina Cassar Scalia Einaudi Editore Stile Libero

 

“Le coincidenze nelle indagini per omicidio non esistono.”

La bravura di Cristina Cassar Scalia sta nell’incastro perfetto degli eventi che porteranno alla risoluzione del caso poliziesco.

Niente è scontato e anche quando sembra di essere giunti ad una svolta cruciale un nuovo elemento riesce a ribaltare il finale.

Scenario del crimine Catania in un giorno particolare.

È la festa di Sant’Agata e per un voto fatto da ragazzo Vasco Nocera segue le tappe della processione.

È un possidente come tanti che non hanno un mestiere definito.

Viene ritrovato morto in una Carrozza del Senato, all’interno del Municipio.

A dirigere le indagini Vanina Guarrasi insieme alla sua squadra.

C’è continuità nella narrazione e “La carrozza della Santa”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, riesce a farci sentire a casa, in un contesto già vissuto.

Non è facile quando si segue un personaggio riuscire a trovare elementi caratteriali nuovi.

La scrittrice sa attrarre il lettore perché non è scontata sia nella struttura che nella forma.

Sempre meglio si delinea una regione che non è mai uguale a sè stessa.

Le diversità tra Palermo e Catania non sono solo geografiche ma rientrano in un percorso culturale, sociologico e antropologico ben caratterizzato nei romanzi della Cassar Scalia.

Altro elemento interessante è la capacità di entrare nei pensieri remoti dei personaggi, nei ragionamenti, nelle trappole mentali che li incatenano al passato.

“Quanti anni erano che aveva a che fare con cadaveri di ogni genere e provenienza?

Una quindicina, all’incirca.

Eppure ogni volta la reazione era la stessa.

Repulsione, pena, rabbia.

Un miscuglio di sensazioni che all’istante innescavano un meccanismo inarrestabile.

La fretta di capire, di scoprire, di punire.”

Senza perdere l’umanità, il bisogno di capire le ragioni che portano al Male.

Un finale a sorpresa a dimostrazione che, come sempre, in Sicilia niente è come appare e che la Verità, anche a distanza di anni, scatena reazioni non sempre prevedibili.

E l’amore? Solo un indizio, un abbraccio e forse la nostra eroina cede alla passione.

Lo scoprirete insieme ad un’altra pista investigativa che ha i colori oscuri della criminalità organizzata.

 

“Il talento del cappellano” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

 

Si ama Cristina Cassar Scalia perché sa elaborare trame mai scontate.

I suoi polizieschi hanno una marcia in più, riescono a mantenere la tensione fino all’ultimo rigo, non propongono finali ovvi ma sbalordiscono il lettore, certo di aver compreso lo sviluppo narrativo.

C’è sempre quell’elemento non calcolato, quell’ effetto a sorpresa che da spessore alla struttura ma anche alla forma e allo stile.

La cura di ogni aspetto dell’impianto letterario trasformano i romanzi in vita vissuta.

È quello che succede anche in “Il talento del cappellano”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Ci si trova immersi nella realtà siciliana, autentica e non edulcorata da stratagemmi stereotipati.

Si percorrono le strade di Palermo e Catania, si sente il respiro tumultuoso delle città, si vive il mare con la sua anima tempestosa.

Un itinerario culturale che unisce in un unico abbraccio oriente e occidente, sconfiggendo finalmente le radicate ostilità tra le due parti dell’isola.

Di Vanina Guarrasi si potrebbe scrivere per ore, è una figura a tutto tondo, delineata con raffinata precisione sia nella competenza professione che nelle turbolenze del cuore.

Non si lascia distrarre da ipotesi fuorvianti, va determinata per la sua strada seguendo un intuito che è anche spirituale.

Infatti la sua osservazione parte sempre dall’essere umano e da lì si sviluppa.

Due morti ammazzati senza apparenti legami tra loro e una scenografia dell’omicidio molto interessante.

Ed è qui che ancora una volta l’autrice si distingue tornando alle radici della sua identità.

Sacro e profano si congiungono e cercano di smitizzare la santità e la perfezione.

Gli uomini con le loro debolezze terrene diventano simbolo di una visione non antropocentrica.

E il “segreto” che firma la storia con tracce di sangue mostra il conflitto tra verità e finzione.

Se vogliamo riallacciarci alla letteratura siciliana, Cristina Cassar Scalia entra a pieno titolo tra i nomi illustri perché sa rappresentare le dicotomie del suo popolo.

Usa pochissimo il dialetto, ne è rispettosa perché sa che è un prezioso tesoro da utilizzare con parsimonia.

Non ha ritrosie nel dipingere una mafia che da sempre trova le strade per opprimere; se è vero che non fa sconti ha la capacità di mostrare quella società civile che mai si piegherà.

Insegna che non si vince da soli ma insieme e la squadra c’è ed è un unico corpo dove ognuno porta il suo contributo di idee.

Se volete gustarvi un viaggio non solo fisico ma anche metaforico non vi resta che godervi la lettura.

Non solo parole ma la testimonianza forte di una donna che ama la sua Terra, ha fatto della scrittura la sua battaglia personale contro tutti coloro che infangano e mortificano un patrimonio secolare.

Complimenti, Cristina!

“L’uomo del porto” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

“La mattinata prometteva bene.

Il sole s’era appena affacciato all’orizzonte e la pietra lavica dei palazzi e delle strade di Catania iniziava ad assorbire il calore dei primi raggi.

Il profilo del Duomo si slanciava su un cielo limpido che più azzurro non poteva essere, e che contrastava con il grigio e bianco della cupola.”

Ogni romanzo di Cristina Cassar Scalia ci fa conoscere nuovi e poco noti angoli e scorci della città catanese.

Riesce a cogliere la luce di un crocevia, il mistero di una grotta sotterranea.

Passeggiamo rapiti da tanta bellezza e i noir si trasformano in viaggi nell’anima della metropoli.

“L’uomo del porto”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, ha un intreccio molto articolato e convincente.

Per scoprire l’omicida di Vincenzo La Barbera, stimato professore di filosofia, il vicequestore Vanina Guarrasi segue diverse piste.

Ogni ipotesi sembra portare alla conclusione del caso ma niente è mai come appare.

Troppi specchi che deviano la prospettiva e rendono ancora più intrigante la struttura narrativa.

Vanina è un personaggio che si ama subito non solo per le sue qualità di detective.

È una donna che sa tenere la bada i fantasmi del passato anche se fanno male.

Sa interrogarsi sull’amore e accetta la sfida del presente con piglio fiero.

Mi piace definirla una combattente che dal dolore ha saputo trarre energia e tenacia.

La scrittrice svela un aspetto della vita di molti magistrati e poliziotti costretti ad essere sotto scorta.

Il senso di impotenza, la costante tensione, la mancanza di autonomia nei movimenti.

Credo che abbia reso giustizia a tanti uomini dello Stato che purtroppo hanno pagato un prezzo troppo alto.

Bellissimo il riferimento agli anni 70 quando l’eroina ha lastricato di morti il nostro Paese.

Si potrebbe scrivere per ore sui pregi del romanzo perchè infinite sono le osservazione su una società egoista e narcisista.

Che dire dei personaggi? Splendidi esempi di un’umanità che conosce ombre e luci.

La leggerezza nell’uso del dialetto è un ulteriore pregio e un regalo alla migliore tradizione letteraria siciliana.

Da leggere per imparare che ci si può spendere per gli altri in nome della gratuità.

 

“La salita dei saponari” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

La sicilianità di Cristina Cassar Scalia esplode nelle modulazioni del linguaggio che nelle espressioni dialettali mostra una cifra personale.

La scrittrice nel deliniare i personaggi, nel sottolineare le inflessioni linguistiche, nel raccontare Catania, ha una voce unica, diretta, originale.

Il vicequestore Vanina Guarrasi aveva conquistato i lettori in “Sabbia nera” e “La logica della lampara”.

Un amore complicato e grande entusiasmo per il lavoro.

Due città che nella loro diversità rappresentano le dicotomie della protagonista.

In “La salita dei saponari”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, c’è una maggiore introspezione.

È come se finalmente il passato trovi il suo spazio, non anneghi nel rimpianto.

Chi è il  morto ammazzato in aeroporto?

Cosa si nasconde dietro i tanti misteri che avvolgono la sua esistenza?

Che legami ci sono con la donna trovata in un pozzo a Taormina?

Nella triangolazione degli omicidi la logica è sempre presente, costante e necessaria strategia per non confondere il lettore.

Ipotesi da sviluppare con pazienza senza lasciarsi influenzare da quelle che sembrano evidenze.

La trama si evolve seguendo un percorso analitico impeccabile tra nuove piste e innumerevoli colpi di scena.

Il costrutto ha un impianto scenico che fa pensare ad una serie televisiva, nella scelta delle inquadrature, nel graduale cambiamento di prospettiva.

Non mancano gli intrighi internazionali ma è un altro l’obiettivo del testo.

Si può cambiare identità e perché?

Quanto siamo vulnerabili quando ci sentiamo oppressi in panni che non accettiamo?

La vera anima siciliana si svela nel finale…

Una scrittrice che conosce la sua terra e con sottile ironia riesce a smontarne le contraddizioni.