“Cuore” Beppe Salvia InternoPoesia

 

“Non voci non serene passioni di

Nuda castità dimorano gli Umani,

Ma vagabonde mete ed improvvise

Rauche voci come fosser nodi.”

Legami che nella trasparenza di veli immaginati sfiorano la pelle che brucia.

Arde ogni cellula al contatto di un verso che non si genuflette alla ragione.

Cerca la libertà di un canto sciolto, composto da aguzzi cocci di dolore.

L’ombra non si dilegua e non scompare, è segno di qualcosa che resta impresso nella mente.

Materia che si disfa in illusorie asimmetrie e rinasce nel gioco antico del poetare.

Immagini scomposte in suggestioni che appaiono surreali, sono invece fluttuanti riflessioni di chi cerca e cerca e cerca.

Ricerca che annaspa e poi riparte tra “miti fili danzanti, la danza di luci notturne, prone ametiste avverse.”

Essere reale o clone che imita l’esistenza.

“Cuore”, pubblicato da InternoPoesia, ha un’impronta sperimentale nel costrutto e nella realizzazione del senso.

Una malinconia che riaffiora a tratti nel tentativo forse di esprimere l’incomprensione del mondo.

Un mondo che si chiude nell’ottusa permanenza dell’ovvio e non vuole entrare nelle labirintiche forme del pensiero.

Pensiero che deve espandersi, rompere il ritmo noto, sparpagliare le carte di vocaboli nuovi.

“Questo v’insegno: v’è arte e sappiatela usare;

È possibile altrimenti sapere di sè.”

Nella prigione di una torre deserta arrivano “linee di luce lunghe fredde, e l’ombra.”

Beppe Salvia sa regalarci l’ambivalenza inquieta di una generazione.

Culla il passato e al futuro volge lo sguardo teso a comprendere le istanze innovative.

Insegna ad amare “cose lontane e vicine”, a vedere chimere, ad accettare l’assenza mentre “come fiori di mandorlo e di pesco” risuonano le parole.