“La legge del sognatore” Daniel Pennac Feltrinelli

“Sappiamo davvero quando comincia un sogno?”

Riusciamo a ritrovarlo nascosto come perla preziosa in un angolo della psiche?

Può raccontarci qualcosa trasformandosi in costrutto narrativo?

“Per quanto ricco di immaginazione, uno scrittore non inventa granché.

La maggior parte delle mie trovate sono ricordi che si trasformano in storie”.

Daniel Pennac in “La legge del sognatore”, pubblicato il 16 gennaio 2020 da “Feltrinelli” svela la sua arte di affabulatore.

Lo fa intessendo realtà e sogno con un virtuosismo dialettico che attrae il lettore.

Ricostruisce scenari con tanto talento, trasformando il vissuto onirico in visione che forse sfugge ad ogni logica ma fa intravedere luoghi e colori e sfumature di ipotetici universi.

La sensazione diventa racconto e si intreccia ad altre invisibile maglie creando infinite suggestioni.

Ci si trova immersi in cascate di luce, capaci di “percepire il peso del cielo”, liberi come angeli, vivificati dall’inesauribile “energia dell’infanzia”.

Nel romanzo ogni tappa della vita ha un suo spazio, l’urgenza di fermare l’immagine prima che sbiadisca e in questa ricerca affannosa si sente una malinconia vitale, quella che permette l’ incontro e la comunione con chi non c’è più.

La tribù familiare, la casa della scrittura, l’esperienza scolastica sono corollari di una voce che per anni ci ha tenuto compagnia.

Finalmente eccolo, il nostro amato Pennac.

Ma le sorprese non sono finite, si intravedono già nelle prime pagine.

È una gioia scoprire che il testo è un omaggio al Maestro Fellini.

“Non ho mai incontrato Federico Fellini, il mio regista preferito.

Ho visto tutti i suoi film, certo, un’infinità di volte, ma incontrato mai.”

 

Il legame profondo con il regista nasce da lontano, è una vicinanza subliminare, un incontro mentale.

È la testimonianza dell’amore per un intellettuale che sopravviverà grazie alle sue opere, è la libertà di ideare grazie a un parallelismo tra veglia e sonno.

È l’inconscia necessità di abbracciare la creatività, di trasmetterla attraverso le parole invitando a sperimentare il salto nel mare spumeggiante delle nostre chimere.