“La linea madre” Daniel Saldaña París Chiare Lettere

“La linea madre”, pubblicato da “Chiare Lettere” spiazza fin dall’incipit:

“Teresa se ne andò un martedì dopo pranzo”.

In questo desiderio di fermare l’immagine su un evento che travolgerà la vita di una famiglia, Daniel Saldaña París colloca la narrazione in un prima e un dopo.

Non è solo la storia individuale ad entrare in scena, ma quella di un Paese, il Messico, dove forti sono le tensioni politiche.

Nel testo la voce narrante è dapprima un ragazzino di dieci anni, incapace di comprendere la fuga della madre. Di questa donna emergono pochi tratti sufficienti a rivelare un animo appassionato costretto nella prigione di un matrimonio che lentamente ha spento ogni sogno.

La scelta di abbandonare tutti e di unirsi all’esercito Zapatista resta sullo sfondo.

Un gesto estremo, difficile da elaborare per il giovanissimo figlio.

Il mondo che si ripete sempre uguale scompare insieme ad una visione simmetrica degli eventi.

Tutto più cambiare e seguire un disordine incomprensibile.

Questa mancanza di punti fermi, di ancore di salvataggio accompagneranno il protagonista nel doloroso passaggio all’età adulta.

I due momenti temporali si confondono perché identiche sono le ferite e le carenze affettive.

La figura del padre può assumere il ruolo del nemico, di colui che come in uno specchio gli fa pesare mediocrità e difficoltà a ribellarsi.

In questa dicotomia nel cercare di essere diverso si evolve il dramma silenzioso e straziante del giovane.

Il romanzo  eccelle nella analisi introspettiva senza lasciarsi fuorviare da teorie psicoanalitiche. Restituisce stati d’animo e “quell’angoscia che ci spinge a chiederci “perché stiamo pensando quello che stiamo pensando.”

Sembra un gioco di parole ma è l’acuta, lucidissima osservazione di un dolore esistenziale causato dall’assenza.

“In questi quaderni cerco di dare forma all’indicibile, come se facessi origami con le ombre”.

Ed ecco che la scrittura non è atto salvifico, ma necessario bisogno di “dire a se stessi le cose che si osano pronunciare e forse nemmeno pensare.”