“La violenza del mio amore” Dario Levantino Fazi Editore

 

“Brancaccio è quello che è.

Ma è il nostro quartiere.

È una colata di cemento senza criterio.

A casermoni vecchi e crepati si alternano casupole di pochi piani, diroccate e abusive.

I pochi negozi non hanno insegne, fuori espongono pezzi di scatolone coi prezzi scritti a pennarello; macchine distrutte e probabilmente rubate invadono i marciapiedi su cui si affacciano balconi tutti arruginiti.”

Se nelle precedenti prove letterarie di Dario Levantino Palermo era protagonista e si mostrava come una vecchia signora logorata dai conflitti,  in “La violenza del mio amore”, pubblicato da Fazi Editore la prospettiva narrativa evolve.

La città fa da sfondo ad un disagio sociale, ne è silenziosa complice, ma sa anche essere poetica.

“Palermo, per colori, è una cassata siciliana la domenica in pasticceria dopo la messa…

È il rito che genera incanto e seduzione.

Le pale di fico verdeggiano sui cigli delle strade, i mandarini tempestano le campagne di pioggia arancione, i fiori di zagara seminano il bianco nei cortli in centro, le cupole rosse dei monumenti incendiano i tramonti.”

Emergono i personaggi e la scelta della prima persona singolare accentua la credibilità del costrutto.

Rosario sa essere interprete di un proletariato schiacciato dalla prepotenza mafiosa.

La società e la scuola vorrebbero classificarlo tra i perdenti sottovalutando il potenziale affettivo del giovane.

Anna è il sogno e il rifugio sicuro e la vita che porta in grembo suggella un’idea di famiglia che resiste.

La scrittura è lineare, colloquiale, sintetica.

Nell’essenzialità della prosa la figura del sacerdote buono e della madre permettono allo scrittore uno spazio intimo.

Si percepisce il bisogno di segnare un confine tra bene e male in un territorio che è dominato dalla malavita.

Poche parole dialettali differenziano il romanzo e lo purificano da regionalismi ormai abusati.

Convincente il finale perché non scontato.

Mentre cala il sipario succede qualcosa che disorienta il lettore.

Gli ricorda che “nei luoghi della nostra espiazione ci serve sempre un fiore reciso a guardia del dolore.”

“Cuorebomba” Dario Levantino Fazi Editore

Dario Levantino torna nella sua amata Palermo con una narrazione dai toni forti.

Rispetto a “Di niente e di nessuno, pubblicato da “Fazi Editore” nel 2018, “Cuorebomba” ha una voce più accesa.

Il protagonista, il giovane Rosario, ha un’accelerazione emozionale, una intraprendenza che reppresenta con maggiore intensità il palermitano.

Alle offese della vita risponde senza perdere di vista la spontaneità e la spregiudicatezza dell’infanzia.

Sa di vivere in un quartiere difficile, Brancaccio, ne ha assaporato le asprezze ma non accetta di essere classificato come un emarginato.

Quel luogo poco accogliente, raduno dei perdenti, dimenticato dalle istituzioni è la sua casa nell’accezione più profonda del termine.

È storia di una famiglia anche se sgangherata, è la voce graziata delle vicine, il dolore dei pugni ricevuti, il sudore in un campetto di calcio.

“Io copro i silenzi della sua depressione coi rumori.”

A quella madre che non sa più reagire il nostro eroe solitario regala un infinito amore e quando i servizi sociali decidono di allontanarli al dolore si sostituisce la rabbia.

In questi anni di figure spente lo scrittore propone un’alternativa. Offre un personaggio reattivo, a volte impulsivo ma tremendamente reale.

“L’amore si trascina appresso sempre un risvolto tragico, come se il dolore fosse l’inevitabile pegno da pagare in cambio di un sentimento più intenso. Più ami, più ti devi fare male.”

La strategia narrativa ben riuscita è quella di interagire con il testo, di essere voce narrante che accompagna il piccolo Rosario.

“Viene la sera, a mangiarsi i contorni.

A togliere la custodia alle stelle.”

Un romanzo che dosa il dialetto senza eccedere, trasformandolo non in una nota di colore ma di una espressività.

“Leggere era l’unico modo che conoscevo per non affondare nel fango, mi permetteva di andarmene di casa pur restando immobile.”

Imprevedibile come la vita il libro mostra che la verità è dura da raggiungere e mentre “Palermo è come una rosa selvatica senza spine” i lettori hanno voglia di visitarla, di capire, di conoscere una capitale che continua a nascondere un duplice volto e a sapersi riconciliare con il passato.

 

 

 

 

Incipit di “Cuore bomba”Dario Levantino Fazi Editore

 

“C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti.

C’ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati.

Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia!”

“Cuore bomba” Dario Levantino Fazi Editore