“Deephaven” Sarah Orne Jewett Mattioli 1885

 

“Molto, molto tempo fa, di una cosa ero certa: che, per quanto lontano fosse il paradiso, non poteva esserlo tanto da non vedere le stelle.

A volte la sera aspettavamo in mare il sorgere della luna, per poi riprendere i remi e rientrare lentamente, ogni tanto cantando o chiacchierando, ma più spesso in silenzio.”

Leggendo “Deephaven”, pubblicato da Mattioli 1885, tradotto e curato da Livio Crescenzi e Tonina Giuliani, si entra in una bolla di infinita pace.

Il tempo si è fermato per gli abitanti di questo luogo isolato dal frastuono di Boston, tutto appare rarefatto, ricoperto da una patina di autenticità.

Una comunità che ha saputo difendere i valori primari come il rispetto per l’altro e la reciproca condivisione nei momenti difficili.

La giovane Helen e l’amica d’infanzia trascorrono l’estate in questo piccolo paradiso riuscendo a cogliere la purezza dei personaggi e la bellezza del paesaggio.

Il mare e i colori cangianti del cielo sono piccoli dipinti ad olio dove il lettore si perde.

Tanti i dettagli in una scrittura pacata e al contempo vivace.

Abitano nella casa di una prozia, “morta vecchissima” e in quelle stanze sono conservati i ricordi di una vita.

Questa figura evanescente sarà una presenza costante, indipendente, solitaria, molto amata dai vicini.

Trasmette uno strano mistero che rende il testo ancora più prezioso.

È testimonianza di una generazione passata e negli oggetti, nelle lettere custodite gelosamente c’è il bisogno di raccontarsi, di lasciare una traccia.

Durante la vacanza le due ragazze saranno capaci di integrarsi, di vivere l’esperienza con la curiosa eccitazione di chi sta scoprendo un tesoro.

Ogni incontro è ricco di aneddoti, di storie, di esistenze.

Sarah Orne Jewett, vissuta tra Ottocento e Novecento, è stata una voce innovativa nel panorama letterario.

Come sottolineato nella interessante prefazione nel romanzo si percepisce un raffinatissimo passaggio dal realismo al naturalismo.

L’utilizzo della prima persona, l’attenzione nella “veridicità della vita quotidiana”, la scelta di un topos che sta scomparendo sono solo alcuni dei segni di un evidente cambiamento culturale.

Contadini, marinai, nobili sfilano davanti ai nostri occhi e da ognuno impariamo qualcosa.

Hanno una filosofia semplice e un modo di affrontare il giorno con saggezza antica.

“Nella vita semplice che conducono, considerano come verità i propri istinti, e forse non sono sempre così in errore come immaginiamo.”

Quello che colpisce è il rapporto amicale tra le due protagoniste.

Spontaneo, sincero, spassionato fa pensare ad una relazione che va aldilà della conoscenza formale.

Anche questo è un tratto significativo che distingue l’autrice.

Un libro che sa raccontare “l’energia delle colline e la voce delle onde del mare”, la presenza di un’entità superiore che “scrive nel libro della Natura.”