“La geometria delle coppie” Diana Evans Einaudi Stile Libero

 

 

“Fino a quando continuerai a vivere come se camminassi in equilibrio su una corda tesa?”

È questa la sensazione che si prova leggendo “La geometria delle coppie”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Federica Oddera.

Assistiamo al lento e progressivo sfiorire della passione e se certamente il ritmo quotidiano, le responsabilità nell’educazione dei figli hanno un certo peso, i veri motivi emergono lentamente.

Melissa e Michael non sono più in sintonia, si è frantumata la solidità dell’essere due in uno.

Diana Evans è maestra nel tratteggiare il senso di frustazione della sua protagonista, ne evidenzia gli spigoli mostrandola prigioniera di sogni irrealizzati.

Scruta ogni impercettibile disagio, la voglia di ritrovarsi, di esserci per sè stessa.

Già questo sviluppo narrativo basterebbe a costruire un romanzo perfetto ma l’autrice va oltre.

Introduce un’altra coppia che sarà determinante nello sviluppo narrativo.

Mentre Damian si crogiola in un passato che continua ad incombere, Stephanie è la madre perfetta, esempio di un modello culturale certamente superato.

È interessante questa deviazione dal flusso iniziale perché nel contrasto e nelle diversita dei personaggi viviamo uno spaccato della società contemporanea.

Bellissima la descrizione di Londra che non funge solo da sfondo.

Colora il testo di contraddizioni, offre una visione reale delle grandi metropoli.

Fa percepire il fuoco che infiamma molti giovani emarginati pronti a cedere alla violenza.

Si apprezza molto la capacità di scrivere un testo che affronta la diversità senza cedere alle lusinghe di stereotipi.

Il colore della pelle è qualcosa di interiore, è sintesi di una identità che non si può annullare.

La trama è fitta, vorticosa, a volte sensuale, altre cruda.

Sono queste tonalità diverse a far sentire quanto sia viva la scrittura.

Frasi profonde si intersecano ad una routine mediocre, attimi di pura poesia fanno esplorare quegli angoli nascosti dell’animo.

La musica è compagna di viaggio e segna un tempo storico, come un orologio che ci ricorda dove siamo.

Non un canovaccio sul matrimonio ma un’analisi sulla difficoltà di lasciarsi amare.

Un invito a “non diventare nebbia, vapore, etere l’uno per l’altro.”

A ritrovarsi anche a costo di rinunciare a tutto.

A vincere la paura di guardarsi dentro.