“Diario di un amore perduto” Eric – Emmanuel Schmitt Edizioni e/o

 

 

“Da te ho ricevuto soltanto affetto, attenzione, considerazione, entusiasmo.

Da te ho ereditato la passione di esistere, il desiderio di ammirare, l’ebbrezza di intraprendere.

Di te non ho alcun brutto ricordo, solo calore, luce e gioia.

Anche volendo non riuscirei a rievocare un solo istante in cui il tuo sorriso si sia spento, il tuo ascolto sia mancato o la tua benevolenza sia stata offuscata da un’eclissi, a ricordare una sola volta in cui tu mi abbia deluso.”

Pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Alberto Bracci Testasecca, “Diario di un amore perduto” è accorata rivisitazione di una perdita.

Incontro con il dolore crudo, falcidiante.

Lenta e complicata accettazione della morte.

Lettera d’amore a colei che è stata madre, compagna, guida.

Bisogno di riempire gli spazi di una solitudine sconfinata.

Elaborare il lutto significa scendere in profondità, ferirsi, percepire il nulla e provare a risalire in superficie.

Eric – Emmanuel Schmitt trasforma la disperazione in prosa modulando lo strazio e il rimpianto.

La scrittura si frammenta in brevi pensieri che assumono la consistenza di sussurri lanciati al vento.

“Prima aggiungevo, ora tolgo.

Prima crescevo, ora diminuisco.

Prima avevo l’ambizione di andare veloce, ora desidero rallentare.”

Cambiano le prospettive spazio temporali e il testo si dilata offrendo una visione percettiva circolare.

Tra il prima e il dopo resta il ricordo che fluisce limpido in immagini luminose.

“In realtà non è il passato a torturarmi, ma ciò che ignoro del passato.”

Inizia una ricerca di parole raccolte nei taccuini per ricucire aspetti della personalità materna.

L’autore ci insegna che “ci sono segreti che non vanno penetrati, ma frequentati” e che “l’amore è un fiore prezioso che va preservato con un silenzio sacro per paura che porti la cicatrice di parole inadeguate.”