“Diavoli di sabbia” Elvira Seminara Einaudi Editore

 

“La verità spesso è brutale, limacciosa, perché infliggerla agli altri?

Chi ne è all’oscuro è in salvo.

E poi non è mai unica.

Si dice: doppiezza della verità.”

“Diavoli di sabbia”, pubblicato da Einaudi Editore, demolisce le false certezze.

Propone una realtà multiforme senza ambiguità.

Un patchwork letterario originale dove ogni capitolo ha due protagonisti ed uno dei due torna nella storia successiva.

In questo gioco di rimbalzi ogni figura si sdoppia e assume più ruoli.

Ci sono tutti: madri, figli, fratelli, amanti, mogli e attraverso un  fitto dialogo senza filtri appaiono nella loro interezza.

Non credo sia casuale l’incipit che vede coinvolti uno psichiatra e una paziente, reclusa in carcere perché ha ucciso il marito.

Il sogno ricorrente e l’ossessione che stritola la donna è chiave di accesso alla complessità della mente.

Viene messo in luce l’inaccessibile luogo dei desideri proibiti e delle occasioni mancate.

L’instabilità emotiva di una società che si sgretola lentamente in un presente dove i ruoli si sono confusi.

“La nostra società demonizza troppo la figura dell’estraneo, non trova?

La distanza è un sentimento pieno di spazio, di grazia, di futuro.

Di rispetto anche”

Questa distanza crea incapacità di comunicare, altera le relazioni, le rende opache.

E quando l’intimità bussa alla porta trova spigoli e muri e alture.

Parole non dette, rimpianti, specchi che riflettono personalità dimezzate.

Si percepisce una intransigenza di fondo, il bisogno di negarsi per proteggersi o per sopravvivere.

“Detesto le testimonianze del tempo, la voce delle cose addosso, che ricordano troppo, petulanti, recriminatorie.. e la loro ossessiva traspirazione, quella polvere, che ricatto!”

Essenziali le scenografie, pochi gli oggetti, uno svuotamento necessario per arrivare a percepire l’essenza delle frasi che arrivano come pioggia battente.

Forti, decise, senza mediazioni sentimentali.

Rispetto alle opere precedenti di Elvira Seminara questo romanzo ha la purezza della sincerità.

Una sincerità spiazzante che mostra quanto sia difficile convivere con gli altri, condividere esperienze, essere veri e presenti.

La scrittura segue un percorso di purificazione dell’inessenziale, un eccellente lavoro di cesello.

“Quanti sono i giorni felici, in una vita secondo te?

Un mucchietto così, di sabbia d’oro.

Tutti gli altri servono a fare massa, come la paglia sotto le bottiglie, nei cesti di Natale.”

Si è grati all’autrice perché in un testo ad incastro ci permette di liberarci del superfluo.

Quello che ci affossa e ci fa ombra.

Fatto di luoghi, oggetti e persone.

E finalmente ritrovare il piacere di intrecciare relazioni sane.

Ma prima dovremo ritrovarci e il libro è un ottimo compagno per raggiungere la meta.

Mi ha incuriosito molto il titolo perché dà l’idea di qualcosa che può scomporsi e ricomporsi.

A voi il piacere di trovare assonanze e presenze che vi circondano.

Da leggere per sentirsi liberi di essere senza artifici.